Gentile Francesca, sono Giorgio Amitrano, autore del breve articolo sulla traduzione (pubblicato su Alias e ripreso da “Le parole le cose”) che hai avuto la gentilezza di commentare. Non mi ero accorto che sotto il post ci fossero dei commenti, me lo hanno segnalato e così ho letto le tue osservazioni. Ti rispondo con qualche mese di ritardo, scusa! Lascerei aperto l’interrogativo: traduzione come artigianato o traduzione come arte? Mi sembra che, anche se ognuno di noi ha scelto una propria definizione, concordiamo sull’attribuire a questo lavoro una dignità e una bellezza (oltre che un’importanza) che non sempre gli vengono riconosciuti… Un saluto cordiale e auguri di buon lavoro. G.A.
Caro Giorgio, che piacere sentire (vedere) la tua voce e ti ringrazio davvero tanto di questo tuo messaggio. Il tuo articolo su LPLC mi aveva molto colpito, proprio perché ne trapelavano un’intelligenza e una sensibilità – entrambe proprio nel loro significato etimologico – rare. E, a differenza di tanti poco competenti, la tua grande conoscenza della lingua e della cultura e l’amore che vi si avverte, risplendono nell’umiltà con cui ti poni di fronte all’autore. Che, come ho detto altrove, è una delle qualità che fanno un grande traduttore. Quale tu sei.
Hai ragione sul fatto che l’interrogativo non può trovare una risposta definitiva, perché ciascuno deve trovarsi la propria. Ma è vero che tradurre un grande autore è un’impresa che dà talmente tanta gioia da ripagare ogni fatica, cattivo compenso, poco riconoscimento. Mi piace sempre pensare che, una traduzione ben fatta, cioè fatta con la mente e col cuore, sia una ricompensa in sé. Lo sai tu e lo sa il lettore che ama attraverso di te quell’autore.
Anche a te buon lavoro e grazie ancora di questa tua gentilezza.
mar 04, 2012 @ 23:19:23
Gentile Francesca, sono Giorgio Amitrano, autore del breve articolo sulla traduzione (pubblicato su Alias e ripreso da “Le parole le cose”) che hai avuto la gentilezza di commentare. Non mi ero accorto che sotto il post ci fossero dei commenti, me lo hanno segnalato e così ho letto le tue osservazioni. Ti rispondo con qualche mese di ritardo, scusa! Lascerei aperto l’interrogativo: traduzione come artigianato o traduzione come arte? Mi sembra che, anche se ognuno di noi ha scelto una propria definizione, concordiamo sull’attribuire a questo lavoro una dignità e una bellezza (oltre che un’importanza) che non sempre gli vengono riconosciuti… Un saluto cordiale e auguri di buon lavoro. G.A.
mar 05, 2012 @ 00:20:03
Caro Giorgio, che piacere sentire (vedere) la tua voce e ti ringrazio davvero tanto di questo tuo messaggio. Il tuo articolo su LPLC mi aveva molto colpito, proprio perché ne trapelavano un’intelligenza e una sensibilità – entrambe proprio nel loro significato etimologico – rare. E, a differenza di tanti poco competenti, la tua grande conoscenza della lingua e della cultura e l’amore che vi si avverte, risplendono nell’umiltà con cui ti poni di fronte all’autore. Che, come ho detto altrove, è una delle qualità che fanno un grande traduttore. Quale tu sei.
Hai ragione sul fatto che l’interrogativo non può trovare una risposta definitiva, perché ciascuno deve trovarsi la propria. Ma è vero che tradurre un grande autore è un’impresa che dà talmente tanta gioia da ripagare ogni fatica, cattivo compenso, poco riconoscimento. Mi piace sempre pensare che, una traduzione ben fatta, cioè fatta con la mente e col cuore, sia una ricompensa in sé. Lo sai tu e lo sa il lettore che ama attraverso di te quell’autore.
Anche a te buon lavoro e grazie ancora di questa tua gentilezza.