Viaggio in Irlanda

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Ho vissuto in Irlanda per un anno. A Cork. Sento da sempre l’Irlanda la mia patria spirituale.

E’ una terra meravigliosa, ricca di spiritualità, rigogliosa, intensa, dove l’incredibile mutevolezza del paesaggio, la sua bellezza, ti spingono a guardarti dentro, a conoscerti. Non a caso nell’antico mondo celtico questa grande isola era considerata l’Isola Sacra per eccellenza, in cui i druidi di tutto il variegato mondo dei Celti d’Europa andavano ad apprendere la parte più complessa ed esoterica della loro conoscenza.

Era una sorta di terra-santuario, in cui immergersi e rinascere.

E di fatto l’Irlanda, ancora oggi fa questo per il visitatore non veloce e non distratto dal folklore turistico.

A chi voglia fare un viaggio in Irlanda darei il consiglio, se possibile, di non avere fretta. Questa terra non ama la fretta e la velocità. Non solo perché c’è così tanto da vedere, e va visto più con gli occhi dell’anima che con quelli fisici, ma anche e soprattutto perché gli irlandesi di oggi, non diversamente dai loro padri Celti, hanno una diversa concezione del tempo. Ce l’hanno proprio nel DNA. Se un irlandese ti dice: ci vediamo alle 3, intende qualunque ora tra le 3 e le 5 e non per maleducazione, ma proprio perché qui non si è mai dimenticato che il tempo non esiste. E’ solo una convenzione.

Certo, se si tratta di un appuntamento di affari la cosa cambia, ma solo in quel caso. In fondo l’Irlanda è oggi uno dei pochi paesi in Europa in cui la crescita economica sia così costante, anche se sta  lievemente rallentando rispetto allo scorso decennio.

E questo atteggiamento si unisce a una capacità di ironia e di affabulazione e di pazienza davvero uniche, che hanno permesso agli irlandesi di non solo sopravvivere alla violenza e alla prevaricazione degli invasori britannici, ma di conservare intatta la tradizione e il sogno.

E’, l’Irlanda, l’unica terra oggi in Europa che abbia conservato intatto il suo immenso patrimonio di leggende e tradizioni, e anzi esiste a Dublino il più grande archivio europeo di documenti in questo senso. 

Io non vi darò i consigli di viaggio che potete trovare in moltissime agenzie o su internet. Ma posso dirvi con quale stato d’animo si può visitare questa terra in cui domina ancora lo spirito del passato.

Uno dei luoghi più belli, se mai è possibile fare una simile classifica di ciò che è tutto bello, è la visione che offrono le Blasket Islands, che si trovano di fronte alla penisola di Dingle, nel Kerry. Sono sette isole che si protendono verso l’Atlantico, anzi, sono la propaggine più occidentale d’Europa, oltre la quale c’è la vastità dell’oceano.

L’isola maggiore, Inish Mòr, che significa appunto Grande Isola, è stata la sola abitata, ma dagli anni 50 fu evacuata e ora è meta di turismo. Sulla terra ferma c’è un piccolo museo, bellissimo, in cui sono conservati gli oggetti della vita quotidiana dei suoi abitanti.

La popolazione di Inish Mòr era composta da poche decine di individui, che vivevano di pesca e di quel poco che dava la terra scoscesa dell’isola: patate, rape, un po’ di verdura e nulla più. Non c’era elettricità, nè telefono, solo a un certo punto, negli anni 40, un telegrafo. I giovani iniziarono a emigrare, per cercare una vita meno faticosa e più adatta, e così alla fine il governo decise di evacuare gli abitanti rimasti.

Eppure, su questa isola aspra e meravigliosa, si conservava la parlata gaelica più aulica e pura d’Irlanda e un patrimonio di leggende e tradizioni talmente ricco, che nei primi decenni del 900 iniziarono ad arrivare gli studiosi di folklore per raccogliere dalla viva voce di questi seanchaì (pronuncia scianachì, il termine gaelico che designa i narratori di storie della comunità), l’immenso patrimonio orale che alcuni individui speciali conservavano.

Studiosi inglesi, americani, svedesi rimasero ammaliati e affascinati da tanta arte narrativa e iniziarono a registrare queste voci.

Racconterò di più. E racconterò delle fonti sacre e del culto che ancora sussiste. E della Grande Dea Madre, Anu, dei circoli di pietre, non meno belli e suggestivi di Stonehenge e meno ricostruiti dall’uomo moderno.

Ma se qualcuno intanto volesse riempirsi l’anima di bellezza, vada a vedere il Kerry e le Blasket. Qui non c’è che il mare con le sue infinite sfumature, gli innumerevoli verdi e bruni del paesaggio, le coste ritagliate da un dio, come un merletto, il cielo continuamente mutevole.

Tutto qui muta, tutto è in costante mutamento, eppure tutto è sempre uguale a se stesso.

Così è difatti l’universo.

© by emiliashop

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