Introduzione di Francesca Diano a “La mia magica India” di Anita Nair

Nel 2009 è uscito il bellissimo libro di Anita Nair, “La mia magica India”, in cui Anita narra, con voce fresca e moderna, molti dei più importanti miti indiani.  E’ un libro bellissimo, fresco e appassionante.

Sono la traduttrice italiana di tutte le sue opere, ma questa volta, per una serie di fraintendimenti  di cui non sono responsabile, con mio grande dispiacere non ho tradotto il libro.  Ho tuttavia scritto una lunga e ricca introduzione, corredata di note. Volevo che il lettore, anche il meno introdotto all’immenso patrimonio della mitologia indiana – la madre di tutte le mitologie – potesse orientarsi in questa apparente semplicità della narrazione e comprendere anche l’interessante operazione fatta da Anita Nair: quella di rendere accessibili i miti indiani anche ai bambini. Ai bambini indiani, si intende.

Il mito, in India, è parte integrante della visione e della percezione della vita, a differenza dell’Occidente, che lo ha dimenticato. Dunque, nel nostro avvicinarci, in punta di piedi, al mondo ricchissimo, coloratissimo, affollatissimo, a volte rombante e dirompente dei miti indiani, la percezione che ne avremo non potrà essere la stessa.

Ho scritto che, mentre la fiaba è nutrimento per bambini che dovranno diventare uomini, il mito è nutrimento per uomini che devono tornare bambini.

Il mito è uno strumento di precisione, affilato come un rasoio, profondo come il più profondo oceano, per capire le origini della nostra specie. Per capire chi siamo. Da dove veniamo.  L’Occidente, tranne pochissime eccezioni, ha perso questo strumento, non ne riconosce più i meccanismi e la potenza. In alternativa, per colmare il vuoto abissale lasciato dalla dimenticanza del mito,  dato che l’uomo senza miti non può vivere, ne ha creati di sostitutivi. Poco efficaci e quasi sempre nocivi, perché il mito non nasce in modo rapido e non nasce dalla mente. E’ un magma che si sedimenta, che richiede epoche e uomini che lo creino narrandolo. Ma, soprattutto, il mito ha un valore fondante. I miseri miti della nostra epoca non sono fondanti, ma laceranti.

Leggendo questi racconti freschi, narrati con un linguaggio apparentemente semplice, ricco di dialoghi, spesso lampeggiante, si ritrova quel contatto con l’invisibile che il mito sottende, con l’assoluto che è la ricerca e la meta costante dell’uomo.

L’indologa Marged Trumper, docente di hindi alla Statale a Milano, con grande competenza, ha redatto il prezioso glossario, che rende comprensibili i termini e i nomi.

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2 commenti (+aggiungi il tuo?)

  1. Francesco
    Ago 01, 2010 @ 22:29:16

    Adoro Anita Nair. Ho letto Padrona e Amante, un libro che ti avvolge di immagini sull’India.

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  2. Francesca
    Ago 01, 2010 @ 22:52:08

    Ciao Francesco, allora ti consiglio caldamente il suo primo romanzo: Un uomo migliore. Per me è ancora la cosa più bella che ha scritto.
    Di Padrona e Amante sicuramente la parte più bella è quella dedicata alla danza Kathakali, che è anche metafora dell’arte.

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