Turning Points di Diego De Leo

E’ uscito di recente in Australia, (Australian Academic Press) questo straordinario lavoro a cura dello psichiatra Diego De Leo, dal titolo significativo: Turning Points, Svolte.

Diego De Leo, italiano, dopo una lunga carriera come psichiatra a Padova, si è trasferito a vivere in Australia da alcuni anni ed è docente di psichiatria e direttore dell’Australian Insitute for Suicide Research and Prevention alla Griffith University di Brisbane. Un’autorità internazionale nel campo della suicidologia, da decenni l’oggetto dei suoi studi, che gli hanno dato fama internazionale, è il suicidio.

Il suicidio è un buco nero dell’anima, una tragedia che non solo colpisce chi arriva, per una serie complessa e spaventosamente dolorosa di motivi, a metterlo in atto, ma anche chi in questo modo perde una persona amata. La lunga esperienza di ascolto di queste storie ha spinto Diego De Leo a raccogliere, in forma di lettera, dodici esperienze che gli sono state raccontate. Dieci di queste riguardano persone che sono sopravvissute a un tentativo di suicidio e due di persone che hanno perso una persona amata che in questo modo si è tolta la vita.

Chi è sopravvissuto comunica un’esperienza radicale, profonda, attraverso cui ha compreso, anche attraversando l’inferno, il valore della vita. Chi ha perso una persona amata, come a me è accaduto – non può non interrogarsi per il resto della propria vita sul dramma che l’ha cambiata per sempre.

Sia nell’uno che nell’altro caso, mettere in atto (e sopravvivere)  o subire un suicidio, è un’esperienza “prima della quale” e “dopo la quale”. Segna una svolta definitiva, a cui si DEVE trovare un senso, si DEVE dare un significato.   Alla fine di ciascun racconto compare un commento di De Leo. Ma a queste storie si aggiunge la sua, il motivo che lo spinse, all’inizio del suo percorso accademico, a dedicare la sua vita alla prevenzione del suicidio: la morte inaspettata di un amico che amava. Lo shock, il dolore, la sensazione dolorosa di non aver visto la sofferenza dell’amico, hanno dato un frutto di vita.

La lettura di questo libro, lungi dall’essere pesante, come l’argomento potrebbe far supporre, è un’esperienza profonda, commovente, che esalta invece il valore della vita.

Le voci che si avvicendano proiettano una lama di luce negli abissi dell’anima umana, permettono di comprendere la sofferenza spesso taciuta, la paura di rivelare ciò che tormenta, l’ipocrisia della società che tende a cancellare e rimuovere la sofferenza e la morte. Sono voci coraggiose che tutti dovremmo ascoltare.

Un suicidio è sempre l’esito di un lunghissimo percorso. E più terribile ancora il suicidio di un giovane o di un adolescente. Non siamo preparati, non siamo capaci di capire, di vedere, di ascoltare, anche perché, nonostante oggi se ne parli in modo più aperto, non se ne parla mai abbastanza, non si sanno interpretare i segni, i richiami di aiuto.

Ecco allora che un libro come questo, scorrevole, non accademico, pieno di umanità è un dono prezioso per tutti quelli che lo leggeranno.

La morte non è mai un punto di arrivo, ma sempre di partenza. Non è una fine, ma una trasformazione. E dunque, anche l’esperienza che se ne può fare in modo indiretto è una “morte”, una profonda trasformazione.

E’ questo che Turning Points permette di comprendere.

A Diego De Leo va il mio speciale ringraziamento per il suo lavoro, che non è solo quello di un accademico, ma di un uomo che ha scelto di dedicare la sua vita alla vita. E ha scelto di farlo attraverso l’esperienza della morte.

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10 commenti (+aggiungi il tuo?)

  1. omniaficta
    Lug 27, 2010 @ 11:04:48

    Ho conosciuto De Leo quando lavorava a Padova. Era certamente il miglior psichiatra della Clinica (per questo l’Università l’ha fatto “scappare”?).
    Spero che il libro venga tradotto anche in italiano.
    saluti

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    • Francesca
      Lug 27, 2010 @ 12:20:26

      In effetti chi da noi non si adegua al dominio imperante viene estromesso, azzerato, defenestrato. Mi dispiace perché s’è perso un ottimo psichiatra e un uomo di grande sensibilità e capace di empatia, ma la vita rende sempre, prima o poi, giustizia. Spero anche io che De Leo decida di tradurre questo libro, perché sarebbe importantissimo. Grazie

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  2. Pier
    Feb 11, 2011 @ 16:17:39

    A Padova Diego negli anni 80/90 era non solo il migliore ricercatore, ma anche il più moderno e flessibile, dotato di intelligenza rara. Purtroppo in Italia i migliori vengono bersagliati dall’invidia circostante. All’ultimo concorso nazionale per professore associato di psichiatria (primi anni 90) vinsero due figli di.
    Diego poi trovò la sua strada in Australia, ma la vita gli riservò amare e dolorosissime sorprese. Gli auguro tutto il bene possibile

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    • Francesca
      Feb 11, 2011 @ 17:36:03

      Già, almeno lui ha avuto un’altra e ben migliore opportunità. Non tutti ce l’hanno. Sono felice che abbia anche potuto creare una struttura qui da noi per dare sostegno a chi ne ha bisogno. Ha di certo tutta la mia stima.

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  3. laura
    Mar 26, 2011 @ 12:37:22

    Ho conosciuto il prof. De leo e grazie a lui ho dato una “svolta” alla mia vita.
    Quando si è trasferito in Australia ho sofferto molto ma ritengo che ha fatto bene perchè un’intelligenza così rara è giusto che venga usata per il bene altrui e ovunque, dato che siamo parte di questo pianeta, oltre che italiani
    Spero anch’io che il suo libro venga tradotto in italiano
    Un caro abbraccio al prof. De Leo

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  4. Francesca
    Mar 26, 2011 @ 17:50:38

    Cara Laura, sono felice che tu sia riuscita a dare quasta svolta alla tua vita e credo che, nonostante De Leo si sia trasferito, di sicuro l’aiuto che ti può aver dato seguiterà a dare i suoi frutti, anche perché, per quanto un terapista sia bravo, poi il lavoro maggiore lo deve fare il paziente. Il terapista, se bravo, può solo far scattare quella molla interiore che mette in atto la volontà di guarigione. Certo che se il libro fosse tradotto avrebbe una diffusione anche qui da noi e magari aiuterebbe qualcuno anche a distanza.

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  5. Ross Fi
    Ago 19, 2011 @ 17:07:50

    Io credo che il lavoro più grande l’abbia fatto su se stesso dopo il 2005…aiutare gli altri non è poi così difficile, è aiutare se stessi la vera sfida e a quanto vedo è riuscito ad andare avanti. Buona fortuna x il futuro!

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  6. Francesca
    Ago 19, 2011 @ 17:23:48

    Hai ragione, chi di noi è sopravvissuto alla morte di un figlio – e dunque a una perdita traumatica, che sia per un suicidio o per un incidente – ha un compito terribile: quello di vivere con questa perdita che, tra tutte, è la più feroce e insopportabile. Dunque è necessario trovare dentro di sé quella forza e quelle motivazioni che permettono di dare alla vita un senso ancora tale da vederne la bellezza. E questo è molto difficile se quella forza non la si ha già, anche se magari non era mai affiorata prima.
    Uno dei mezzi è proprio quello di fare del dolore una leva e quindi di trasformarlo per dare aiuto agli altri. E’ nel darlo agli altri che lo si dà a se stessi. Proprio perché il dolore, quello grande, quello vero e indicibile, insegna.
    Non sono d’accordo sul fatto che sia facile aiutare gli altri. Lo si sa e può fare solo se si sa aiutare se stessi. Altrimenti si fanno solo danni.
    Li si deve saper aiutare, sapere come fare. Perché è da dentro che viene questa capacità, questo coraggio.
    Anche Diego ha avuto questa forza e questo coraggio.

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  7. car windshield
    Ago 30, 2012 @ 15:55:03

    I ended up on your site a little while back
    and I seriously can’t get enough! Please keep writing!

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