Emilio Mariano

Da pochi giorni si è spento a 97 anni un grande studioso di Gabriele D’Annunzio, ma anche grande germanista e letterato di raffinatissimo sentire. Emilio Mariano era un carissimo amico di mio padre e io ho avuto la fortuna di ereditare questa preziosa amicizia, insieme a quella di sua moglie Vera.

Mariano era stato allievo di Vincenzo Errante e da questo grande maestro degli studi germanici aveva tratto una solida cultura non solo filologica, ma poetica e letteraria. Con lui aveva curato Orfeo, una meravigliosa raccolta antologica della poesia mondiale. Non so se si trovi ancora, ma io ho l’edizione che Mariano aveva donato a mio padre e la trovo ancora una delle opere più importanti per la conoscenza universale della poesia.

 Subito dopo la guerra inizia la sua avventura con D’Annunzio, perché nel 1948 diventa responsabile degli sterminati archivi del Vittoriale e dal 1955 fino al 1979 ne è soprintendente. Il più grande che il Vittoriale abbia avuto.

L’amore per D’Annunzio non è solo legato a questo incarico, ma anche all’incontro con quella donna straordinaria che è Vera Luise, pronipote diretta di D’Annunzio. Il Vittoriale è per lui un luogo di lavoro  e del cuore. La casa che custodisce e dirige con un amore e direi quasi venerazione diventa  con lui il centro di una vita artistica e letteraria intensissima, come l’attività teatrale che si svolge in estate al teatro del Vittoriale.

La cecità italiana, l’ipocrisia che distingue la nostra non-cultura, ha  per decenni bollato D’Annunzio di fascismo (quando D’Annunzio odiava il Duce) e di “dannunzianesimo”, come categoria deteriore di un certo estetismo sfatto e superficiale. D’Annunzio è invece un serbatoio a cui TUTTA la poesia e la letteratura italiana del ‘900 hanno attinto guardandosi bene dal dirlo.

Pochi conoscono D’Annunzio e solo per una manciata di testi poetici, ma tutti si sentono in grado di trinciarne giudizi stereotipati. Se finalmente si inizia a guardare a D’Annunzio come all’unico artista internazionale del ‘900 che l’Italia abbia avuto, lo si deve anche ad Emilio Mariano. 

Emilio Mariano ne ha sviscerato i lati più segreti, quel D’Annunzio celato e tormentato, ben diverso dall’immagine proiettata all’esterno, quel D’Annunzio prodigioso artista e conoscitore del passato che era consegnato alle carte, ai carteggi, alle stanze più intime.

Molti degli ultimi anni di Mariano sono stati dedicati al carteggio con Eleonora Duse, che lo aveva preso come nulla prima,  alla monografia sul Fuoco, lavori che non hanno visto la fine  prima della sua morte, perché Mariano vi aveva riversato tutta la sua vita, la sua conoscenza. Era un filologo puntiglioso, quasi ossessivo e lo scavo era talmente profondo da non permettergli di  prendere scorciatoie.

Per me però era Emilio, l’amico con cui, insieme a Vera, ho trascorso alcune estati bellissime ospite nella loro casa di Gardone. E’ di questo Emilio che voglio parlare.

La loro villetta, immersa in un giardino con prati in discesa, la vista sul lago, piccoli orti dove andavo a raccogliere basilico e zucchine, un piccolo frutteto con ulivi e cespugli di more, che mi davano la gioia di una colazione profumata, è una bizzarra costruzione, che all’origine era appartenuta, così pare, a un ingegnere svizzero che aveva nostalgia della Svizzera. Infatti la casa altro non è che uno chalet di montagna, con una gigantesca bouganvillea che corona il porticato e un mare di ortensie ad un lato. La cosa che mi ha sempre affascinata però era una saracinesca, o meglio barriera di legno, immensa, che grazie a una manovella si solleva o si abbassa a  chiudere o aprire  l’enorme vetrata che dà sul giardino. Quasi un ponte levatoio verticale, che scorre dal sottosuolo.

Quelle giornate sono per me un serbatoio di ricordi gioiosi. Vera ed io andavamo al lago a fare il bagno, a prendere il sole, a fare le spese e trascorrevamo pomeriggi a chiacchierare. Vera mi insegnava le ricette russe, perché sua madre era di origine russa, figlia di artisti  arrivati in Europa al seguito di Djaghilev. Emilio emergeva dal suo studio alle ore dei pasti e a tavola ecco D’Annunzio, la Duse, ma la sua giovinezza, i suoi incontri, mio padre, gli amici comuni ormai scomparsi e con loro un mondo, ma la cronaca politica, culturale, i programmi televisivi, i libri…. per me un testimone di un mondo scomparso. Un testimone prezioso.

Il tratto più forte di Emilio era la sua delicata e a volte feroce ironia, molto britannica, insieme a un fare misurato, nobile e  quasi timido. Era un uomo elegantissimo, anche in casa. Raffinato nel vestire, come nell’animo. E molto riservato. Quell’ironia serviva a difendere un cuore capace di grandi passioni trattenute. Di grandi slanci. Un uomo capace di grandi affetti, ma che difficilmente manifestava in modo aperto. Per pudore e riserbo. Forse anche per educazione e stile.

Una volta mi invitò a pranzo nella sua bellissima casa veneziana – per anni aveva insegnato a Cà Foscari – e mi commosse che avesse pensato anche al dolce: una scelta di quei dolcetti veneziani da gustare a fine pasto. Parlammo di molte cose. Non le ricordo con precisione. Quello che ricordo era l’atmosfera, la stessa delle stanze segrete del Vittoriale, dove il pubblico non va.  E non solo perché la casa era stata arredata da lui con una raffinatezza da esteta, ma perché vi si respirava quella segreta intimità fatta di un’arte del vivere la propria anima, che si vuole celare al mondo. 

Sono orgogliosa di averlo conosciuto.

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4 commenti (+aggiungi il tuo?)

  1. antonioprenna
    Gen 05, 2012 @ 19:40:57

    molto interessante, francesca, mi sono imbattuto in emilio attraverso l’orfeo dove compaiono molte traduzioni di romano palatroni, sua una versione dimenticata di baudelaire che sto per rieditare per una casa editrice di ancona, ne parlo qui http://antonioprenna.wordpress.com/tag/romano-palatroni/

    quel gruppo di eruditi (errante, palazzi, bo) mi sembrano un po’ dimenticati, il libro l’ho trovato nel mercato antiquario

    mi dispiace essere arrivato troppo tardi, forse mariano sarebbe stato contento di questa riproposta

    sono stato spesso al vittoriale e di lui mi ha parlato l’attuale presidente giordano bruno guerri

    un caro saluto nel nome della poesia

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  2. Francesca
    Gen 05, 2012 @ 20:10:11

    Grazie Antonio di questa tua testimonianza. Sono certa che Mariano ne sarebbe stato contento.
    Opere come l’Orfeo sono scomparse dagli scaffali italiani, così come autori che hanno fatto la cultura del 900. Scaffali zeppi di robaccia e le buone cose si devono cercare tra le rarità o, se si è fortunati, sul web.
    Ti faccio i miei più cari auguri per la tua attività.

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  3. Anna Maria Vanalesti
    Mar 13, 2013 @ 17:31:37

    gentilissima Francesca, mi pare di conoscere attraverso di lei questo grande studioso e gliene sono grata. Intanto voglio leggere subito La strega bianca e poi spero che lei voglia venire al mio circolo letterario Il leggìo del mare per una serata “dannunziana”, visto che ricordiamo quest’anno il grande poeta. Rimaniamo in contatto (avanalesti@libero.it) e complimenti per il suo blog. A proposito di Dante Maffia, glielo saluterò. a presto Annamaria Vanalesti

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  4. Francesca
    Mar 13, 2013 @ 18:16:09

    Gentile Anna Maria, la ringrazio tanto delle bellissime parole e per l’invito.

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