EGIDIO GAVAZZI “DESIDERIO DI VOLO”

Egidio Gavazzi è una di quelle persone di cui l’Italia dovrebbe essere orgogliosa. Perché è uno dei nostri più illustri ecologi, è un raro conoscitore, osservatore e fotografo della natura, ha fondato riviste come Airone, Acqua, Silva, Alisei, perché la sezione italiana di Greenpeace è nata a casa sua, perché ha dedicato la vita all’amore per la natura, perché è un uomo di una cultura vasta, raffinata e che spazia in molte culture ed epoche, perché ha girato il mondo con occhi di poeta e perché è da sempre innamorato perso di una delle passioni più antiche e mistiche dell’uomo: volare.

Ho usato il condizionale all’inizio, perché la storia di questo libro, o meglio, di questa lunghissima poesia, lascerebbe intendere che le grandi case editrici italiane, che tanto si danno da fare – a loro detta – per scoprire vecchi e nuovi talenti e per pubblicare scrittori di tutto il mondo, non hanno in realtà alcun interesse a pubblicare testi il cui contenuto e la cui scrittura sono di qualità eccellente. Ma questa mia affermazione, le parole che ho usato, non dicono quel che è il libro, sono scioccamente riduttive.

Tuttavia, conoscendo bene il mondo dell’editoria italiana, non mi meraviglia affatto che Gavazzi abbia trovato tante difficoltà per la pubblicazione, lui che per poter scrivere di natura come voleva e poteva, ha fondato una delle riviste più belle del 900, Airone. Come meravigliarsi se, anche uno scrittore unico come Guido Morselli, di cui pure si parla nel romanzo, abbia dovuto tirarsi una rivoltellata perché gli editori corressero a pubblicarlo? Ma evidentemente da morto non era più tanto pericoloso. Pensare, e soprattutto pensare in modo originale, avere una visione del mondo complessa e inusitata, in Italia, si sa, è ritenuto sospetto, dunque pericoloso.  Non c’è di meglio che oscurare, ignorare, mettere a tacere.

DESIDERIO DI VOLO, Sironi Editore, racconta con l’andamento ondivago della memoria, un sogno che si realizza nel corso di una vita eccezionale. Il sogno di volare. Che è da sempre un sogno umano, ma che qui nasce insieme a quel bambino che prima osserva l’universo aereo, poi lo imita, poi si identifica in un nibbio. Che SCEGLIE di diventare un uccello e vi si immedesima, al punto di pensare e vedere il mondo con gli occhi e la mente di un uccello. E dunque, da adulto, si fornisce di ali, quelle degli aerei, per iniziare una lunghissima e ininterrotta storia d’amore con l’aria e la sua dimensione.  Quella della libertà.

Come tutti i percorsi che, se non conducono definitivamente alla libertà, vi si dirigono comunque con ostinazione, anche questo è disseminato di sconfitte, di  disillusioni e amarezze. Che non vengono dall’aria e dai suoi abitanti, ma da altri uomini e, talvolta, dal misurarsi con parti non del tutto note di sé. Eppure, è proprio da questi incidenti di percorso che nasce la conoscenza e la passione cresce e dilaga fino ad invadere ogni campo della vita. Una vita, quella narrata, che davvero diventa “una vita inimitabile”.

Una vita che è stata e continua ad essere, la ricerca della purezza, della bellezza.

“Il cielo, il volo, hanno un potere purificatore sul mondo. Dall’alto il brutto e lo spiacevole tendono a sparire. Nella prospettiva che si allontana si perdono le costruzioni sgradevoli, il disordine, la sporcizia. Tuttavia la nostra capacità di leggere il paesaggio integra il segnale visivo con quegli elementi di negatività che ci sono troppo noti per riuscire a rimuoverli, anche quando sono lontani e confusi. La notte è diverso. La notte è un altro mondo.

Senza il dettaglio del reale che sfila di fianco, senza gli odori degli scarichi, senza un’individuabile presenza di persone, come sarebbe vista da un’automobile, la città dall’alto si trasforma in una sinfonia di luci, senza rumori, senza odori, e si offre in tutta la sua apparente purezza ai pochi che hanno il privilegio di sorvolarla come noi, così piano, così basso.”

E penso, leggendo queste righe, a quando Leopardi parla della luna, di come, osservata dagli astri, la terra appaia lontana e tutti gli affanni e le brutture umane perdano di valore e significato. Perché è così, perché solo uscendo da noi stessi e fondendoci col tutto e dimenticando noi stessi riusciamo a capire noi stessi.

Storie di uccelli e di aerei, divenuti creature vive, dotate di anima e sentimenti, si rincorrono alternandosi come una doppia spirale del DNA attorno a quest’anima di sognatore.

E la dimensione onirica si mischia col quotidiano e il reale, anche grazie a uno stile davvero originale. Anche narrando di dati tecnici di volo, anche tracciando i ritratti e gli ambienti di una famiglia d’origine così bizzarra e affascinante da aver impresso per sempre il marchio della libertà e del desiderio di conoscenza, lo stile è quello di un poema in prosa e non v’è fatto o avvenimento che non acquisti un significato paradigmatico. Che non si faccia conoscenza.

La storia narrata è quella di chi ha girato il vasto mondo, da un continente all’altro, per vedere, scoprire, capire, per amore della vita che si manifesta in innumerevoli forme, una delle quali è anche l’uomo, ma non l’unica e, certo, non la più felice.

Del resto l’Ulisse di Dante compie il folle volo per inseguire la “canoscenza”. Ed il volo non è che la metafora di una visione “dall’alto” delle cose, di una visione più universale.

Leggendo questo libro intensissimo, che in molti punti ti afferra dentro, non ho potuto evitare di chiedermi quale visione abbiano gli uccelli di noi. 

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