Thomas Crofton Croker – Racconti di fate e tradizioni irlandesi. Traduzione e commento di Francesca Diano

Incisione di W.H.Brook nel testo

 

 

Questo libro, Fairy Legends and Traditions of the South of Ireland, di Thomas Crofton Croker, pubblicato per la prima volta a Londra, in forma anonima, da John Murray nel 1825, e illustrato dalle meravigliose incisioni di  William Henry Brooke, ha cambiato la mia vita. La storia di come ne sono entrata in possesso, quello che dalle pagine di questo libro per me è venuto, ha, non meno del suo contenuto, qualcosa di magico e fatato.Moltissimi anni fa, quando vivevo a Londra entrai, come spesso facevo,  un pomeriggio di fine estate dal libraio antiquario che aveva il suo negozio vicino alla casa in cui abitavo. Di lì a poco sarei tornata in Italia e, quasi a commiato, per un gesto di vera amicizia, quasi come un dono per l’amore che entrambi condividevamo per i libri del passato, il libraio mi offrì a un prezzo davvero esiguo  questo piccolo libro antico, con la sua rilegatura originale e costellato di bellissime incisioni. Mi disse: “lo compri, vedrà, ne sarà contenta”. E non posso dimenticare, dopo così tanti anni, quello strano sguardo con cui accompagnò le sue parole. Fu quasi come se quel libro avesse voluto trovare me…

Io amo moltissimo i libri vecchi e antichi e ancor di più i miti e le leggende e acquistai immediatamente, senza saperlo, quella che è una rarissima e preziosissima prima edizione anonima del primo libro di racconti orali mai pubblicato sulle Isole Britanniche.

Frontespizio della prima edizione anonima delle Fairy Legends, 1825

Croker pubblicò altre tre edizioni con aggiunte, di queste leggende e moltissime opere pionieristiche, sia sulle tradizioni irlandesi che sulla musica irlandese, oltre a meravigliosi diari di viaggio, testi teatrali e antiquari.

Frontespizio dell’edizione italiana, Neri Pozza, 1998

Aveva sposato Marianne Nicholson, la figlia del famoso pittore Francis Nicholson, fondatore della scuola acquarellistica inglese, poiché il mio Crofty, come lo chiamai subito, era un disegnatore di non poca vaglia. Amico di Sir Walter Scott, di Charles Dickens, di Disraeli, di Alicia Lefanu, dei Grimm e di molti altri protagonisti della cultura vittoriana, fu un uomo famosissimo, geniale e un conversatore di fascino unico. Morì nella sua casa di Camden nell’agosto del 1854.Il valore enorme delle Fairy Legends, opera tra le più famose in Irlanda, Inghilterra, America, Germania e Svezia per le leggende irlandesi, sta anche nella struttura assolutamente rivoluzionaria che Croker scelse per il suo lavoro di pioniere. Difatti egli narra le leggende così come gli vennero raccontate dalla viva voce dei narranti, senza molte alterazioni o modifiche e confinandosi nelle ricchissime e coltissime note alla fine di ogni leggenda. Questo rispetto per il testo originale è unico al suo tempo e ha anticipato di almeno un secolo le tecniche della ricerca folklorica, facendogli avere, a buon diritto, l’appellativo di pioniere del folklore irlandese e non solo. Ma tutto questo io lo scoprii un po’ alla volta, con la difficoltà che negli anni ’70 e ’80 non esisteva internet e la facilità di reperire informazioni, né in Italia esisteva alcun materiale utile, dato che quest’opera importantissima e famosa era del tutto sconosciuta da noi. Inoltre l’Irlanda non era ancora diventata di moda, come poi fu.
Tuttavia, la lentezza con cui potei compiere le ricerche in un’epoca in cui non esisteva internet e in Italia nessuno sapeva chi fosse Croker,  e l’immersione emozionante in quella che mi pareva la scoperta di un tesoro sepolto, mi permisero di scoprire anche dentro di me un crescente amore per quest’isola, per il suo passato, per la sua gente e, soprattutto, un amore profondo per l’autore, tanto da rendermelo familiare e intimo. Al punto che, il nomignolo con cui l’avevo battezzato, Crofty, scoprii poi essere quello con cui lo chiamavano gli amici più intimi!La bellezza, l’importanza di questo lavoro mi spinsero a tradurlo – ed è stata una gioia ad ogni parola – e poi a proporlo a un editore. Ma, come si sa ormai in Italia, gli editori sono interessati a opere che, magari di poco valore, possano far vendere tanto e subito, anche se poi nessuno se le ricorda più. Lo offrii a una serie di grandi editori, la cui cecità e mancanza di acume li spinse a rifiutarla. L’Irlanda, come ho detto, sarebbe diventata di moda solo alcuni anni dopo. Poi finalmente Corbo&Fiore ne fecero una prima edizione e nel 1998 – mentre insegnavo all’Università di Cork – Neri Pozza acquistò i diritti, anche grazie al parere illuminato di Luigi Brioschi. Parlo della Neri Pozza il cui direttore editoriale era all’epoca Angelo Colla, per cui ho stima e affetto immutati e con cui ho collaborato a lungo e felicemente.L’edizione italiana, per la quale ho scritto un lungo saggio, frutto delle mie ricerche e delle mie scoperte, proseguite poi nel mio lungo soggiorno irlandese, è stata – come ben prevedevo  – un successo e ne sono state fatte moltissime ristampe. Mentre mi trovavo a Cork, nel mio anno di insegnamento all’University College, l’editore irlandese Collins venne a sapere che io possedevo una copia della prima edizione anonima delle Fairy Legends, quella preziosissima edizione che nemmeno il fornitissimo Dipartimento di Folklore dell’University College di Dublino possedeva e volle farne una ristampa anastatica per celebrare il bicentenario della nascita di Croker, che cadeva proprio quell’anno.  Il volume uscì a mia cura e l’Irish Times mi dedicò un articolo in seconda pagina. Un onore che mai avrei immaginato!

Il valore di questo libro per me però, non è solo intrinseco, ma è davvero personale. Infatti è stato proprio leggendo queste pagine e per la volontà di capire chi fosse l’autore anonimo, quale la storia del libro, che mi sono inoltrata nello studio del folklore irlandese e non ho mai più smesso. Ed è stato come ritrovare una patria perduta, come riudire molte voci che prima tacevano, come inoltrarmi dentro un bosco in penombra seguendo un sentiero che conduceva a una casa illuminata. Questo libro è stato una porta d’ingresso in un passato ancora vivissimo, mi ha condotta in Irlanda, mi ha rivelato molti misteri, anche di me stessa.

Copertina della prima edizione anonima delle Fairy Legends, 1825

In seguito ho  proposto varie volte ad editori italiani altre opere di Croker, meravigliose e rare, divertenti e pioneristiche, ma, come mi ci sono voluti ben 10 anni per convincere un editore che queste sono opere con cui può far soldi – dato che sono un sicuro successo –  e allo stesso tempo cultura, chissà quanto ci vorrà perché qualche altro editore capisca che ci sono opere e autori che si dovrebbe fare a gara per pubblicare. Molto del ciarpame che si pubblica e per cui si fanno battage pubblicitari spropositati, sparisce dopo qualche edizione insieme al ricordo del suo autore o autrice. L’Italia è un paese in cui non si vive bene anche perché la cultura è stata uccisa quasi del tutto. Ma del resto, è consolante sapere che il tempo fa giustizia – come sempre.

(C) 2011  by Francesca Diano RIPRODUZIONE RISERVATA

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7 commenti (+aggiungi il tuo?)

  1. Daniele
    Mag 06, 2011 @ 21:32:32

    Ciao,
    non sapevo esistesse tale libro. Devo ringraziare Francesca per averlo recensito. Da quello che scrive deve essere interessante. Belle anche le foto del libro antico. Grazie ancora. Un abbraccio, Daniele

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    • Francesca
      Mag 06, 2011 @ 23:02:07

      Grazie Daniele. Bellissimo il tuo sito. Come avrai letto dal mio post, questo libro, che ho scoperto, tradotto e per il quale ho scritto una lunga postfazione, era sconosciuto del tutto da noi, come il suo autore, anche se era famoso in tutta Europa e America fin dalla sua comparsa, a inizi 1800. Io l’ho acquistato a Londra nel 1973 ed è stato davvero il libro che mi ha cambiato la vita. Grazie ad esso ho iniziato ad amare l’Irlanda in modo viscerale e da allora ho fatto molte cose, tra cui vivere a Cork e insegnare all’università di questa città. Non è solo un libro meraviglioso, ma un lavoro importantissimo. Le foto che ho aggiunto sono quelle del libro originale in mio possesso.
      Dato che ti interessa tutto quello che è irlandese, puoi dare un’occhiata al post in cui parlo del mio romanzo, La Strega Bianca, che è ambientato in Irlanda. Un abbraccio anche a te

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  2. Giorgio Gregori
    Nov 18, 2011 @ 10:24:01

    Molto, molto bello questo libro. Sono appassionato di musica popolare, ora sono in pensione e sto studiando musica irlandese. Molto interessante il saggio critico di Francesca, il rapporto con i fratelli Grimm ed Ernesto de Martino. Complimenti! Ora andrò a cercare anche gli altri volumi che hai scritto e curato. Complimenti anche per il sito.
    Giorgio Gregori – Brescia

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  3. Francesca
    Nov 18, 2011 @ 14:44:28

    Grazie Giorgio, il tuo commento è molto bello. Ho proposto altri testi importantissimi sia di questo autore che di altri grandissimi in questo campo, ma, come potrai leggere nel mio post “Politica editoriale italiana, fiabe e leggende sono out”, mi è stato detto che fiabe, leggende ecc. non interessano più…. ovviamente questa risposta dipende solo dal fatto che, nonostante io sia una delle poche esperte in Italia sull’argomento (folklore irlandese) purtroppo però non sono nel giro di amici e accoliti dei grandi editori. Questa è l’Italia.

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  4. rosanna
    Lug 08, 2012 @ 09:07:42

    Cara Francesca, hai fatto un pezzo emozionante e altamente motivante alla chiusura e apertura della tua a altrui “pentola d’oro” …dico così perché da quando lessi quella pentola di un altro irlandese, amico del piu famoso Joice, tale James Stephens, andai alla ricerca di qualcosa a lui simile, ma al massimo ritornavo al nostro folk ,oltrei tartari e oltre il deserto, del segreto del bosco vecchio. Invece mi sa che grazie alle tue peripezie, avventure, e doni , a te e di te, ho ritrovato le sorgenti di quell'”oro” .
    Prima di tutto colpisce come quella copertina, il tuo racconto, che per altre “durezze” rispetto a quelle di Carlo e del gelato, nasconde sempre un gusto di pietre, quello stesso che determinò il paragone che ti facevo, leggendo la tua anima in scrittura come sgorgata da lapis, madreperla e coralli e turchesi….questa volta però ci aggiungi anche una miniera di pietre che sembrano meno preziosi ma sono invece , in sezione, le più ricche di trame, fili, frattALI: le AGATE di mille e piu sfumature, che infatti per me sono in quella prima edizione, di cui hai messo la copertina, ma copertina svilisce il senso , perché è come gli antichi bauletti o così traspare.

    Inutile dirti che condivido quel chiodo fisso che metti e che ho anch’io della miopia e antropofagia a danno del business stesso, che manifesta il comportamento scellerato degli editori, però non credo , qui sono in disaccordo con te, che sia un problema solo delllo stivale, di ciabatte come le nostre hanno formtattato molti pezzi del mondo, soprattutto quelli piu corruttibili dall’esterno, come ogni sud in tutto il pianeta..ancor più con la panzana della globalizzazione, che tutto doveva essere tranne che uni-verso e richiami di segreto in segreto, di bosco in bosco.
    Noi purtroppo rispetto ad altre popolazioni, non abbiamo mai avuto uno spirito di impreziosimento dei nostri ” segreti” , ci siamo sempre saputi fare molto bene il nostro male, a tutto vantaggio di chi , livellando il mondo nel basso del basso della non qualità, può meglio controllarci, dai gusti poetici a quelli musicali, a quelli letterari fino a quelli politici.

    unbacione

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  5. Francesca
    Lug 08, 2012 @ 14:08:13

    Cara Rò, di tesori ce ne sono tanti, sepolti e dissepolti ma magari invisibili. Hai ragione, è un po’ un mio chiodo fisso questo volere a tutti i costi che li vedano in tanti. Si potrebbe chiamare un’opera di diffusione. Purtroppo questo tipo di soggetto qui da noi viene confuso con gli aridi studi accademici, che in Italia poco producono e rimangono confinati appunto alle pubblicazioni per fare curriculum. Certo, non è problema solo italiano, ma all’estero gli studi folklorici e la diffusione dei preziosissimi testi non è solo accademica e a questa materia viene data una rilevanza e un’attenzione di tutt’altro spessore. Qui da noi l’attenzione al nostro stesso folklore è molto limitata, nonostante abbiamo avuto nel 900 grandissimi studiosi. E anche questo la dice lunga sull’amore che l’Italia ha per la propria cultura popolare e per la nostra tradizione che non sia solo accademica.
    Un abbraccio grande

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  6. Trackback: La Strega Bianca di Francesca Diano | Il Ramo di Corallo

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