Sergio Rodella – San Michele

Sergio Rodella, San Michele. Bronzo, acciaio, vetro


 

 

 

 

 

 

 

 

 

L’opera che lo scultore padovano Sergio Rodella ha creato per la città di Grammichele, l’Arcangelo San Michele, è un’opera rivoluzionaria.

E’ rivoluzionaria dal punto di vista iconologico e dal punto di vista delle soluzioni tecniche che la scultura, proprio per il significato voluto, ha richiesto.

In Occidente l’Arcangelo San Michele viene in genere rappresentato in sembianza di cavaliere con armatura e spada che schiaccia sotto i piedi Satana, spesso sotto forma di drago, mentre in Oriente, in particolare agli inizi del suo culto, è più diffusa la sua rappresentazione in vesti auliche, di dignitario di corte, secondo la tradizione  iconografica della grande arte costantinopolitana.

L’immagine di Michele guerriero compare nel Libro dell’Apocalisse di Giovanni e in pochi altri passi, ma il suo culto in Oriente si diffuse subito enormemente, tanto che già Costantino gli dedicò a Costantinopoli il grande santuario del Micheleion e dall’Oriente passò in Occidente, dove il culto si radicò definitivamente e in modo diffuso. Per questo, all’attributo di Arcangelo, si aggiunse quello di Santo. I primi due grandi santuari a lui dedicati in Occidente furono la basilica sulla via Salaria, consacrata prima del 450 proprio il 29 settembre (fissato da allora come giorno a lui dedicato)  e ritrovata di recente e, verso la fine del V secolo, quello del Gargano, che divenne il fulcro del suo culto in Europa e da cui quel culto si diffuse fino a raggiungere, agli inizi dell’VIII secolo, la Normandia, ove sorse il santuario di Mont Saint-Michel.

Mi-ka-El significa ”Chi è come Dio?” La traduzione del nome di questo Arcangelo comprende il punto di domanda. E questo apre un abisso sul significato di quel che Michele rappresenta.

Nella tradizione escatologica, l’Arcangelo Michele è il braccio armato di Dio, lo strenuo difensore della fede contro le potenze demoniache, colui che difende e protegge dall’avanzare delle tenebre. È colui che guida le schiere angeliche nella lotta per l’affermazione del Bene. Che è la luce divina. Ma soprattutto, la capacità di vedere quella luce.

Dunque Michele è la Luce. La Fiamma. Il Fuoco di cui arde la fede.

La tradizione iconologica occidentale, che lo rappresenta appunto rivestito di un’armatura, mentre brandisce una spada, non è la sola forma in cui compare. Michele pesa le anime e dunque a volte è accompagnato da una bilancia, ferma le pestilenze, guarisce anime e corpi.

La perentoria domanda che il suo nome significa ha due implicazioni: la prima è connessa alla sfida della potenza del Bene contro gli assalti del Male, il grido di battaglia contro gli spiriti che hanno osato paragonarsi a Dio; la seconda, più esoterica, suggerisce l’essenza stessa di Michele; la sua sostanza come emanazione dell’Essere. Di Colui che E’. Il significato del verbo essere in quel “Chi ècome Dio” infatti, ne costituisce la substantia.

Il suo nome va letto allora: “Chi è come Colui che E’? ” Vale a dire che la sua essenza è lo specchio dell’essenza stessa di Dio. L’Essere è speculare e si riflette su se stesso.

Michele è allora il volto guerriero di un Dio combattente per l’affermazione della verità e della giustizia. Ed è in questo senso che la natura dell’Arcangelo è collegata all’immagine della bilancia, del giudizio. Poiché l’affermazione della Legge è l’affermazione della Verità.

La fede, così come l’amore, non è passiva, ma attiva. Non è potenza, ma atto. Non è stasi, ma azione. È l’ardere del fuoco del desiderio che dissolve in luce. Il desiderio di annullarsi in Dio. È il cupio dissolvi del mistico.   E dunque è questo aspetto che Rodella ha privilegiato nel suo San Michele. Perché l’amore è la più potente delle azioni e richiede spirito forte e animo coraggioso.

L’immagine è molto simile a quella classica di una Nike greca, la messaggera degli dei. E in questo si sente un’eco delle origini greche della città.  Non è l’unica citazione classica, ché infatti la struttura a forte chiasmo ricorda il canone di Policleto, ma con in aggiunta una torsione a spirale .

L’improvvisa e inattesa apparizione dell’Arcangelo è  un’epifania,  come un vento di luce abbagliante che plana dal cielo e della sostanza della luce è fatto. Il braccio sinistro è sollevato verso l’alto e sorregge la pianta esagonale della città, in forma di solido mattone. Il braccio destro, ripiegato all’indietro, costringe il torso a una rotazione e sorregge la lunga spada di fiamma che fa da gnomone alla meridiana di marmo in forma di asteroide fiammeggiante. I piedi non toccano terra, le ali sono dispiegate e ne puoi sentire la vibrazione

Il fulcro, la chiave di lettura è la luce.

La prima straordinaria invenzione di questa immagine sta nel vortice che la forma costituisce. Questo vortice non si avvolge attorno a un solo asse mediano, ma a due. Il primo è obliquo e  unisce la mano destra sollevata al centro della meridiana, passando per la spada. Il secondo unisce la punta dei capelli con il ginocchio sinistro, passando lungo la fissurazione della fronte e l’apertura della corazza d’argento.

Il punto d’incontro dei due vortici è il petto dell’Arcangelo, dove si apre la spaccatura della prima corazza, rivelando la sostanza aurea.

La scultura, di bronzo ossidato fino alle anche, argentato e dorato, è costruita in modo da creare l’impressione di tre diversi strati sovrapposti, tre diverse corazze o, a dir meglio, gusci.

La seconda straordinaria invenzione è nella  sequenza dei colori, nero lucente, argento, oro, significanti  tre diversi  stati dell’essere, diverse vibrazioni della materia. Da quelle più lente e pesanti (il contatto con la terra) a quelle più eteriche a quelle più sottili ed eteree (la Luce divina), che corrispondono al corpo fisico, al corpo eterico e al corpo spirituale.

Dunque la sembianza in cui si rivela alla vista umana l’Arcangelo nella sua vorticante epifania è  quella di colui che, assumendo forma visibile, annuncia l’unione tra la terra e il cielo, tra l’uomo e Dio, passando attraverso tutti gli stati dell’essere.

L’ultimo aspetto, il più interno e segreto, linguaggio da iniziati, è significato dall’azzurro intenso della sodalite che affiora dalla profonda fossa degli occhi e dal triangolo che si apre sulla fronte.

La sodalite, nel regno dei cristalli, è la pietra che conferisce coraggio, risveglia il terzo occhio, la capacità di vedere e, soprattutto, è legata all’espressione della verità. Tutti aspetti dell’essenza più profonda che l’Arcangelo San Michele rappresenta.

Quell’azzurro intenso, che emerge dalle fiammate di luce dunque, è il punto finale di un percorso iniziatico, la verità a cui s’arriva dopo aver superato le insidie dell’apparenza e dell’illusione.

Poi ci sono gli occhi.

Sono l’unico punto in cui la materia non si dissolve in luce, ma si concentra. Questo sguardo lo si può sostenere solo se ha il coraggio di guardare dentro se stessi. Perché ti perfora. Ti trafigge con il terribile amore che lo pervade. Con la sua infinita compassione e sapienza. Con la sua onnicomprensiva conoscenza. Ti segue ovunque tu vada, non ti lascia respiro. Non c’è luogo dove tu possa sottrartene.

Le ali stesse, dispiegate come le alberature di un vascello, vibrano nelle bande dell’infrarosso e dell’ultravioletto, radiazioni invisibili all’occhio umano, ma componenti fondamentali della luce. Come se il bagliore luminoso e incandescente che emana dalla figura dell’Arcangelo si scomponesse alla sua periferia in radiazioni rese visibili.

Ma il rosso significa anche il fuoco di cui arde l’amore divino e il viola è il colore della spiritualità e della profonda meditazione. Come se l’ardore vibrante dell’amore trovasse poi la sua piena realizzazione nell’atto di donare a ciascun essere vivente una scintilla dello spirito divino.

La forma in cui l’Arcangelo di Rodella si rivela dunque, è in se stessa un percorso iniziatico, poiché ci incalza a guardare ciò che non può essere visto, a vedere ciò che non si può guardare: il volto di Dio.

La terza straordinaria invenzione di questa opera sta nell’aver tolto ogni sostanza alla materia di cui la statua è fatta. E lo fa dissolvendo la materia in luce.

Questo è possibile perché la totale maestria con cui Rodella domina le tecniche va ben al di là di una semplice bravura. Le superfici lucidate a specchio, l’argento e l’oro, sono trattate in modo da catturare e riflettere la luce in modo tale da apparire quasi equoree. I riflessi che la luce ne trae sono in continuo movimento, come onde che respirino dal profondo.

La superficie respira, si muove, palpita, vibra, pulsa, emettendo onde di energia, gettando fasci di luce dai riflessi mutevoli e, di fatto, creando attorno a sé un’aura luminescente. La materia solida così si dissolve in colore e luce, che sono oggetti continuamente mutevoli.

Guardi questa immagine e, dopo un poco, non la vedi più nei suoi contorni, ma vedi vortici di raggi luminosi sulla cui superficie danza il riflesso dei volti che la osservano, degli edifici e delle piante che la circondano, del cielo e delle nuvole che la sovrastano. E così comprendi ciò che Dante intende quando, giunto alla fine del suo viaggio, ha finalmente il dono di guardare Dio. E, fissando i suoi occhi umani su quell’immagine che nessun occhio umano può tollerare o anche solo concepire, vede se stesso. Vede il proprio volto.

 

Copyright by Francesca Diano (C) RIPRODUZIONE RISERVATA

 

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4 commenti (+aggiungi il tuo?)

  1. CAROLINA
    Giu 16, 2011 @ 17:55:49

    Mi hai emozionato molto.

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    • Francesca
      Giu 16, 2011 @ 21:30:53

      Grazie cara Carolina, è quello che volevo comunicare difatti, l’emozione che questa opera meravigliosa suscita in chi la guarda. E, per farlo, era importante sviscerarne ogni significato, perché è importante capire un’opera d’arte per goderne appieno. Purtroppo, i tanti sedicenti “critici d’arte” questo non lo sanno e spesso né capiscono né fanno capire

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  2. Marco
    Mag 11, 2012 @ 11:06:18

    Chiamato dal destino, mi trovai, qualche anno fa a Grammichele, di fronte proprio a questa statua.
    Non ero cristiano, la mia etica era ispirata alla filosofia di Nietzsche ed avevo avversione per la religiosità e il cristianesimo in particolare ma questa scultura mi colpì molto. Emanava energia.
    A distanza di 3 anni, guidato nella mia spiritualità proprio da S. Michele Arcangelo, mi sono imbattuto casualmente in questo sito.
    L’Angelo guerriero sicuramente parla attraverso questa bellissima statua e attraverso le tue parole.
    Dio ti benedica.

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    • Francesca
      Mag 11, 2012 @ 12:24:52

      Caro Marco, grazie per aver apprezzato questo testo, che è soprattutto la ricerca di una lettura che vada al di là della superficie estetica di un’opera. Quando l’arte è davvero grande, ciò che la rende tale è la sua universalità. E dunque, non ha importanza se si è credenti o meno, se si appartiene a una religione o all’altra, perché comunque tutte sono contenitori di un unico messaggio. Ciò che ha importanza è la capacità di un artista di trasmettere una verità, di fare di una forma particolare un universale, di toccare corde profonde e dar loro voce.
      Grazie a te

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