Dedalo – di Francesca Diano

Dedalo che costruisce le ali – Rilievo di età romana

DEDALO

 

Ho sfidato la sorte, figlio

Per sete di una stolta idea di libertà

Il cui senso sfuggiva alla mia mente.

Quel senso l’ho compreso

Soltanto fra le onde

Che hanno bevuto la tua vita

Nel loro ventre avido.

Io – onorato fra le genti

Come geniale artefice –

Il costruttore del Labirinto

La cui fama ha raggiunto terre lontane

Io l’ingegno ho profuso

Per condurti alla morte.

T’ho dato ali d’uccello

Perché il tuo corpo alto si librasse

Come un giovane falco

Insieme al mio verso il futuro

Ma non capii che libertà non ha gradi

O altezze da rispettare.

È saetta veloce

Che si scaglia nel vuoto

A valicare il limite

Che d’azzurro si tinge.

Non può tenersi a mezzo

Tra mare e sole a resecare

L’etere con esatta misura.

Lievi le piume legate dalla cera

Saldai ad una ad una in linea degradante

Alla struttura solida che trasformava

La saldezza dei muscoli e dei tendini

In prodigio di volo.

Icaro – figlio d’un tessitore d’inganni

Mio Icaro – gridavo al cielo vuoto.

Solo l’eco della mia voce

Mi rimandava il vuoto dello spazio curvo.

Fui io a macchiarmi d’un delitto mostruoso

Quando il futuro sottrassi a Talo

Giovane sangue del sangue mio.

Creta m’accolse nell’esilio e qui ti generai.

A Creta appartenevi figlio del mare

Che il mare ha accolto.

Fui io a costruire una prigione

Mai vista tra le genti

Nei cui meandri tortuosi

S’aggirava Asterione inferocito.

Fui io a suggerire ad Arianna

L’accortezza del filo che guidò

I ciechi passi di Teseo.

Ed io fui a costruire il tempio immane

A Febo consacrato che la Sibilla accoglie.

A Febo – i cui dardi brucianti

Sciolsero la tua vita – consacrai le mie ali.

Mai più le ho usate.

Mai più ho lasciato la terra.

La mia arte t’ha perso –  figlio.

Ogni cosa possibile

Per misura d’ingegno

E d’artificio ti feci credere.

La vanità del limite

L’azzardo del confine

Tra verità e illusione.

 

(C) by Francesca Diano 2012  RIPRODUZIONE RISERVATA