Pietro Citati su “Forma ed evento” di Carlo Diano

Carlo Diano a Bressanone, 1965

Carlo Diano a Bressanone, 1965

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Nel 1993 Pietro Citati pubblicò su la Repubblica qui   questo splendido articolo su Forma ed evento di Carlo Diano, il più abbagliante concentrato del suo pensiero, il suo lascito di Maestro e pensatore rivoluzionario.  Lo ripropongo per la lucidità con cui Citati analizza l’opera di Diano, riconoscendo come la sua opera sia ancora tutta da scoprire e studiare. Se una efficacissima chiave di lettura dello sventurato tempo in cui viviamo esiste, al di sopra delle parziali analisi sociologiche, economiche, politiche, culturali, ideologiche è proprio in “Forma ed evento”. Noi viviamo nel tempo dell’Evento. Siamo avvolti dalle spire proteiformi di un Ulisse dai molti inganni e dalle molte facce, che crea una realtà illusoria e priva di sostanza, e tutto ciò che sta accadendo non è che la tragedia di quell’illusione eletta a realtà. Poiché lontanissimo è Achille e altrettanto lo sono gli dei della Forma.

C’è un volume, Menzogna, (Bollati Boringhieri) della filosofa Franca D’Agostini, che analizza il nostro tempo e le qualità della menzogna che lo domina ad ogni livello proprio in questo senso, confermando di fatto la validità universale delle categorie di Diano.

Venti anni dopo le parole di Citati, la sua opera, a cui molti seguitano ad attingere silenziosamente, seguita ad essere poco pubblicata e su Diano il silenzio è ancora assordante. Speriamo ancora per poco.

LE STRADE DI ZEUS

Insieme a Giorgio Pasquali, Carlo Diano è stato il maggior filologo classico italiano del nostro secolo. Ma, se Pasquali ha conosciuto una larga fama, l’ opera di Diano è ancora nascosta, sparsa, ignota sia agli studiosi di antichità classica sia al largo pubblico. Aveva una conoscenza prodigiosa del greco, come un pianista modula sulla tastiera, a occhi bendati, Bach e Beethoven, Chopin e Schumann. Giocava a proporre delle congetture. Aveva tra le mani un testo lacunoso; e subito la sua immensa memoria, dove giacevano tutte le forme del greco, disponeva nella lacuna la parola giusta, che qualche anno dopo la scoperta di un codice o di un papiro avrebbe confermato. Possedeva un dono raro tra i filologi. Aveva una geniale immaginazione filosofica, un’ intuizione naturale delle forme della mente, una vocazione metafisica. Con la mente così ricca di idee e di illuminazioni, Diano aveva foggiato uno stile concentrato, ellittico, densissimo, che tendeva alla folgorazione dell’ aforisma. Ognuno dei suoi saggi avrebbe potuto svolgersi in un grosso volume pieno di note. Tradusse molto: ma mai la sua vocazione di scrittore si misurò con un suo simile come quando tradusse Eraclito (Fondazione Lorenzo Valla, Mondadori, 1980); e sembrò per un istante che il vecchio, oscuro, “malinconico” Eraclito fosse rinato fra noi, reincarnato in una lingua diventata miracolosamente sua, con i suoi scorci così taglienti e luminosi o avvolti in una tenebra inesplicabile e per noi non meno affascinante e ispiratrice: “Il tempo è un bimbo che gioca con le tessere di una scacchiera: di un bimbo è il regno”. Eppure né la vocazione di filologo né quella di filosofo né quella di scrittore bastavano a Carlo Diano. Avrebbe voluto altro. Un’ ansia, un’ inquietudine lo assalivano. Nulla poteva placarle: se non, forse, la caritas, la dedizione a qualcosa o a qualcuno. Forma ed evento, che oggi Marsilio ripubblica con una bella prefazione di Remo Bodei (pagg. 78, lire 22.000), è il capolavoro di Diano. Sono appena quaranta pagine: ma così dense di intuizioni, così rapide di rapporti, così sapienti nelle allusioni e nelle omissioni, che il lettore si sofferma ad ogni rigo, e alla fine ha l’ impressione di aver bevuto un grande mare, dove l’ universo greco si è concentrato nella sua essenza. Gli dei delle forme Non posso riassumere queste intuizioni. Basterà dire che Diano individua, nello spirito greco, due mondi: quello della forma, che culmina in Platone e nella statuaria arcaica, e quello dell’ evento, che si esprime sopratutto nella civiltà ellenistica. Al regno della forma appartiene il sillogismo aristotelico, fondato sulla necessità dei concetti: al regno dell’ evento, il sillogismo degli stoici, che si basa sui fatti che stanno accadendo in questo momento. Il Dio di Aristotele è forma per eccellenza: luminoso, immobile, fuori dal tempo e dallo spazio: per gli Stoici, invece, Dio sta nelle cose, come un corpo fluido, divisibile all’ infinito, che ha la natura del fuoco, perché di Zeus “sono piene tutte le strade, tutte le piazze degli uomini, pieno ne è il mare, e i suoi porti”. Molti sono gli dei delle forme: uno il dio dell’ evento, che poi si esprime in infinite epifanie. Se vogliamo conoscere l’ eroe della forma, dobbiamo pensare ad Achille: sempre eguale a sé stesso, dalla mente contemplativa, sempre di fronte, scultoreo, possiede il dono del canto, ed è avvolto dalla stessa luce che bagna dal di dentro la plastica greca. Se vogliamo conoscere l’ eroe dell’ evento, pensiamo a Ulisse: sempre di sbieco, tutto “scorci e spire”, incapace di poesia e di contemplazione, pittorico, mobilissimo, pieghevole, artigiano ed astuto, eroe di tutte le strade e di tutte le sorprese, ciurmatore ed attore. Lo scandalo della Croce Diano non nasconde l’ intima debolezza della meravigliosa civiltà della forma che trionfò in due secoli di lirica, statuaria, tragedia e filosofia. Essa ha terrore dell’ evento, lo tiene lontano, e alla fine se ne lascia travolgere. Chi la travolge è un dio dell’ evento, e addirittura un evento: Cristo, lo scandalo della Croce. Ma il paradosso vuole che dopo che il Cristianesimo dissolse le forme della filosofia e della scienza greche, ne ebbe bisogno; e per più di mille anni tentò di apparirci attraverso le figure elaborate dalla mente greca, come se l’ Occidente non potesse fare a meno della fragile e luminosa civiltà della forma. Diano non era uno storico. Preferiva definirsi un fenomenologo di una civiltà e di una letteratura. Gli storici dicevano che Diano inseguiva soltanto delle astrazioni. Non esiste, secondo loro, né civiltà della forma né civiltà dell’ evento: ci sono milioni di fatti, inconfondibili gli uni cogli altri, che formano il tessuto della civiltà greca. Ma Diano era lo studioso meno astratto che si possa immaginare. Mosso da una estrema passione del concreto, desideroso del particolare, Forma ed evento è una miniera di analisi, che attendono di essere sviluppate e compiute. Soltanto che né Achille o Ulisse né il sillogismo stoico o aristotelico possono essere compresi nel loro isolamento. Bisogna studiarli in rapporto con tutti gli aspetti della civiltà greca, in una relazione vivente, e allora si capirà che le decine di secoli tra Omero e Plotino obbediscono ad alcune cadenze intemporali. In quel mondo mobilissimo, dove forma ed evento si intrecciavano, Carlo Diano viveva come a casa propria. Nessuno sentì, come lui, i greci nella nostra epoca; non c’ erano che Eschilo e Euripide e Aristotele e Epicuro e Plotino; avevano pensato il pensabile, e tutto ciò che noi pensiamo non è che un’ ombra della loro luce. Non c’ è, per lui, nulla più vicino a noi della forma secondo Omero, Platone e Pindaro. Rigida, immobile e luminosa, ora contemplazione teoretica ora scienza ora poesia, essa era il valore inattingibile a cui l’ uomo giunse per sempre, e a cui aveva dovuto rinunciare. Ma Diano era attratto egualmente da ciò che, nell’ evento, è molteplice, colorato e polimorfo, come nell’ Odissea; e dal fatto sublime che un semplice evento possa caricarsi, come nella rivelazione cristiana, di una forza sacra. Alle spalle dell’ antitesi fra forma ed evento, ne risuona un’ altra più antica, quella che Nietzsche propose tra momento apollineo e dionisiaco, sebbene esse coincidano soltanto in alcuni particolari. Non credo sia ancora fruttuoso, oggi, pensare la civiltà greca secondo due soli principii polari. Le antitesi non sono soltanto tra apollineo e dionisiaco, o tra forma ed evento (1): esse sono moltissime, e ogni giorno ne scopriamo di nuove, via via che si moltiplicano i nostri punti di vista. La civiltà greca è così grande, proprio perché è solcata da così numerose forme mentali: esse si combattono a morte, e sembra che vogliano tutto per sé; fino a quando la mano invisibile di un dio le risolve in una unità superiore.

PIETRO CITATI

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12 commenti (+aggiungi il tuo?)

  1. Curzio Vivarelli
    Giu 09, 2013 @ 01:31:57

    è vero. non si capisce il vuoto intorno a Carlo Diano. Forse il suo dottissimo indagare le facce riposte della immensa eredità lasciataci dagli Elleni, la capacità di istituire quelle relazioni fra aspetti lontani che è segno distintivo del Genio lo hanno reso ostico. E non credo ai suoi allievi o lettori ma soprattutto ai colleghi accademici. Annientati plausibilmente da una individualità d’eccezione capace non solo di compattare interminabili testi grondanti glosse ma di ricreare, rendere vivo e presente un tempo immemorabile e lontano ma del quale l’eredità fiorisce e fiorisce sempre nelle espressioni più alte della nostra civiltà europea. Forma ed Evento non formano solo una delle coppie di antagonisti e complementari dello spirito ellenico, come da altra prospettiva lo sono l’apollineo ed il dionisiaco di Nietzsche ma rappresentano un inatteso utile strumento di ideazione poetica. Carlo Diano ebbe come corrispondenti un Eliade, un Gentile, un Bettini, è naturale quindi che non sia così avvicinabile da una cultura che pare sempre più rimpiattarsi, nel caso più nobile, nell’anatomia erudita di testi e perde il coraggio di cimentarsi in quelle proiezioni filosofiche ed etiche che ammiriamo nel filosofo di Roecken o in Schopenhauer. Proiezioni coraggiose perché, coscienti dell'”irriducibilità a filologia” dei sensi più riposti d’un testo ellenico, vogliono che questi non solo si traspongano nella graziosa lettera sul foglio che comporrà l’eccelso volume del candore filosofico, ma che divengano vita e questo con tutti gli affronti del Fato non sempre benevolo.

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  2. Francesca
    Giu 09, 2013 @ 09:35:08

    Gentile Curzio, invece io lo capisco benissimo il vuoto – o meglio il silenzio – intorno a Diano. A differenza del pensiero di altri grandi, il suo non si lascia manipolare, omologare o deformare per essere adattato a questa o quella conventicola, ideologia politica e culturale, cammarilla o cosca di potere. Talmente lontano ne è sempre stato, anche in vita, da rifiutare sdegnosamente ogni tentativo di essere identificato in una qualunque ideologia, politica e non. E questo in Italia non è ammissibile. Dunque, anche oggi l’asfittica industria culturale italiana non riesce a vedere quale ricavato possa trarre da un pensiero che oltretutto non capisce e che avrebbe il solo merito di oscurare e sgretolare buona parte del balbettio sconnesso che da tale industria emana. Ma soprattutto teme di doversi misurare con quello che è stato, come Cacciari ha ben detto, “il più grande outsider del pensiero italiano e anzi europeo del ‘900”.
    Ribadisco: se una efficacissima chiave di lettura dello sventurato tempo in cui viviamo esiste, al di sopra delle parziali analisi sociologiche, economiche, politiche, culturali, ideologiche è proprio in “Forma ed evento”. Noi viviamo nel tempo dell’Evento. Siamo avvolti dalle spire proteiformi di un Ulisse dai molti inganni e dalle molte facce, che crea una realtà illusoria e priva di sostanza, e tutto ciò che sta accadendo non è che la tragedia di quell’illusione eletta a realtà. Poiché lontanissimo è Achille e altrettanto lo sono gli dei della Forma.

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  3. Giu 09, 2013 @ 12:26:05

    e’ pazzesco come dei vivi e i morti, si debba far carico solo uno dei primi per uno dei secondi …..poi coloro che avrebbero a cuore bandiere appunto politiche o ideologiche, di comodo o non di comodo, standard o antistandard, di massa o radicali, si agitano contro l’individualismo??? sono penosi visto che mantenere in vita il ponte per l’attraversamento di un corpo pensiero quale quello di tuo padre, dovrebbe essere progetto perenne comune di più uomini a ogni uomo nel suo tempo e oltre il tempo e lo spazio che vive…

    da questa tua opera, Francesca cara, di continua ripresa della “tua” radice, si evince anche a una non addetta ai lavori quale sono, la sua eredità ed ora la tua, che è nostra ma guarda caso non abbastanza nostra per coloro che avrebbero, o addirittura per coloro che si agitano contro (solo perché avrebbero voluto il potere dei primi), per ereditare/ fare / progettare cultura-arte dalle nostre radici ad oggi.

    un caro saluto

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  4. Francesca
    Giu 09, 2013 @ 13:19:05

    Grazie Rò. Ma infatti l’Italia, a differenza di quanto si dice, non è affatto il paese degli individualisti, ma dei gregari. Tutto ne è prova, l’ho già detto altrove. Guai a discostarsi dal sentiero che diventa sempre più un solco. Non sanno come maneggiarti. Pare che scottino come brace ardente! Arriverà il tempo in cui il pensiero e la figura di mio padre saranno dissepolti dal voluto (e molto faticoso) oblio. Dico faticoso perché in realtà, al di là degli sforzi con cui alcuni cercano di ricacciare nell’ombra – anche nei modi più bizzarri e miserabili – colui che per vari motivi e a vario titolo creerebbe loro imbarazzo, ci sono in realtà poi moltissimi – ben più di quelli – che a lui non devono nulla di materiale, ma tutto in termini di apertura della mente e dello spirito, che ne tengono vivo il pensiero, il ricordo e l’opera e posso assicurarti che c’è anche chi lo ha scoperto di recente e ne è rimasto abbagliato e molto sta facendo per porre fine al vergognoso silenzio.
    Un abbraccio

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  5. Stefano
    Giu 14, 2013 @ 13:26:51

    Grazie Francesca per riproporre questo articolo di Citati e per i bellissimi spunti che ci offre il tuo blog. La versatilità della geniale creatività di Carlo Diano si dimostra anche dal fatto che egli era un grande poeta. Grazie ancora

    Un caro saluto,

    Stefano

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  6. Francesca
    Giu 14, 2013 @ 14:03:58

    Carissimo Stefano,
    grazie a te per la tua presenza di lettore, un lettore molto speciale. Sì, proprio la versatilità di Diano, al di là delle sue qualità di filosofo e filologo, che lo ha portato ad essere poeta, compositore di musica, scultore e pittore (e perfino designer di mobili!) era davvero unica. Anche perché tutto questo non lo ha mai ostentato, anzi, non molti lo sapevano. Credo però ormai che Diano debba essere considerato soprattutto un filosofo, cui le geniali doti di filologo e grecista hanno fornito il sostrato per la creazione di una visione filosofica nuova. Credo sia questo l’aspetto che ora dovrà essere studiato.

    Come hai visto, ho tolto la domanda che mi hai fatto e te ne chiedo scusa, ma al momento preferisco non parlarne finché non sarà il momento e ti avvertirò tra i primi, stanne certo.
    Un carissimo saluto
    Francesca

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  7. Curzio Vivarelli
    Giu 18, 2013 @ 13:10:27

    deve esser stato in fine del marzo o ai primi d’aprile anno corrente, quando il dì si allunga. la temperatura era quella della fredda primavera che colma del verde più magnifico alberi ed erba. era sera e tornando per il sentiero di lungo il canale in riviera Paleocapa al ponte metallico, sotto la torre levata alle prime stelle, stavano accoccolate sulla balaustra delle tele i cui colori erano vivissimi. il pittore era assente, ma, se il ricordo non si sovrappone all’immaginazione del poi, campeggiava il suo cavalletto. passo oltre sulla riva senza attraversare il ponte, direzione l’altro ponticello in pietra. tempo dopo, ma la data è imprecisa, mi imbatto in questa pagina dedicata a Carlo Diano. iscriversi è cosa immediata e, siamo già ai primi di maggio, ricevo da Francesca Diano l’articolo su Nelu, il pittore romeno cultore di filosofia. leggo e mi accorgo che doveva esser questi l’assente che avevo costeggiato sulla riviera. mi incuriosisco e voglio vedere le sue opere. le trovo fotografate sulla di lui pagina. è inutile, qui, che sui quadri esprima la mia impressione. è piuttosto l'”evento” che mi affascina. perché quella strana e bella stazione sul ponte metallico di riviera Paleocapa mi è enigmaticamente cara, colla sua torre lanciata al cielo e i salici verde argenteo d’intorno a chinare le fronde sulle acque. in seguito scorro sull’internet pagine e pagine varie quando mi imbatto su di una cromolitografia tardo ottocentesca impressa in quel di Lipsia. rappresenta appunto una vista della riviera con il ponte metallico e la torre. la si potrebbe quasi sovrapporre ad uno dei quadri del Romeno dedicati a questa enigmatica stazione. la prospettiva è la medesima, solo sono più tenui i colori che in Nelu al contrario fiammeggiano. un altro “evento” dunque che avviene e che un filo sottile lega saldo a quello della sera in cui vedevo le tele poggiate sulla balaustra, e a quello dell’imbattersi in questa pagina su Carlo Diano. fantasie si può dire. non lo nego certo. ma come posso io ora non ricordare l’impressione vivissima che ho avuto un dì nel quale leggevo distrattamente su di libro posto in una vetrina a muro dell’università “scritti in onore di Carlo Diano” e nella mia memoria questo nome mi restava indelebile in grazia della sua magnifica armonia di suoni? che non si creda che mi sia dato la briga di leggere o rintracciare chi fossero gli autori dei ponderosi scritti. non sono il palombaro di Delo e navigo, ovvero fluttuo, in superficie come uno snello navilio a vela. mi bastava ricordare il nome dalla bella musicalità e così è stato. e anche questo lo posso classificare come un “id quod cuique evenit hic et nunc” che visto d’esterno è un semplice accadere, visto d’interno diviene “evento”.
    a questo punto il dado è tratto: di Carlo Diano tempo prima e proprio per un caso (sive casu sive consilio deorum immortalium?) ammirato e assimilato l’endiadi magnifica che dà titolo alla sua opera famosa, e con essa finalmente inanello questi “eventi” nel filo sottile di cui sopra. questo filo è una “forma” della Bellezza, una bellezza completa che è interna, perenne forse, e resta irriducibile ad espressione, ma pure è esterna e visibile. in questo frangente assai minimo ed individuale la Bellezza assume la “forma” visibile dello strano ma indimenticabile panorama che si può ammirare al ponte metallico sulla riva Paleocapa. dove la torre plausibilmente mi indica di dove ogni forma discenda per specchiarsi come nuvola sulle acque.
    fantasie? chiedo a me stesso con diritto. mi son annegato, senza nemmeno saper tradurre una riga dell’idioma degli Elleni, nelle loro fole? forse. ma allora perché anche Nelu e l’oscuro disegnatore lipsiense si son presi la briga di ritrarre con arte fine e senso sottile (ovvero dando “forma”) quell’angolo col ponte i salici e la torre che mi attrae così tanto ed è colmo di poesia? e perché doveva essere proprio la pagina di Francesca Diano a farmi collegare fra loro gli eventi descritti?
    termino queste righe e come quell’antico poeta cinese o come Charles “Hank” Bukowsky mi voglio versare da bere. acqua. e non perché temo che qualcuno mi creda ubriaco…

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  8. Curzio Vivarelli
    Giu 24, 2013 @ 17:36:23

    invito il benevolo lettore a riflettere su di una curiosa massima coniata da Sigfrido Bartolini, pittore e incisore ben addentro alla sua arte: “il sonno della ragione genera mostre”.
    ora, curiosamente, la koinè in uso quando avvisa delle mostre, appunto, d’arte le nomina spesso “eventi”…
    nessuno però nomina la “forma”.
    si ritira questa nel suo empireo come l’arcobaleno quando sono stillate le ultime gocce di pioggia sul panorama tempestoso?

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  9. Gino Rago
    Mag 29, 2015 @ 12:01:50

    Oggi sul blog magistralmente curato, “L’ombra delle parole”, da Giorgio Linguaglossa, mi sono immerso in alcuni passaggi decisivi del saggio “linee per una fenomenologia dell’arte” di Carlo Diano. Una folgorazione: l’arte come via e non come fine… come la vita che riprende sempre e non s’arresta mai…
    Grazie, Gino Rago

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    • Francesca
      Mag 29, 2015 @ 12:38:43

      Grazie a te Gino, per aver raccolto quella che voleva essere una piccola provocazione (anche se molto bonaria). I Maestri del pensiero ci sono nell’Italia contemporanea, anche se fisicamente scomparsi da qualche tempo, ma vivissimi e che soprattutto hanno ancora oceani di conoscenza a cui attingere. Basta volerlo fare.

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  10. Gino Rago
    Mag 29, 2015 @ 18:11:39

    Ho letto da poco i tuoi due commenti, l’uno su L’ombra …linguaglossiana – che ha ospitato mie liriche inedite, con note di Giorgio L., mio fraterno, fedele amico, critico letterario libero e geniale, come ben sai – e l’altro come risposta a me: grazie per l’attenzione e per la sollecitudine della risposta. Ora che mi son tuffato
    avidamente in questo nuovo oceano di conoscenza, come bene tu dici, in verità ti dico che ho subito amato la scrittura di Carlo Diano, per come Giorgio l’ha proposta ed è ad alta qualità estetica, cognitiva e morale anche la meditazione di Pietro Citati: grazie, cara Francesca, stasera sono più ricco…

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  11. Francesca
    Mag 29, 2015 @ 18:42:56

    Grazie a te. In questo blog (e sul web) troverai molto altro. Basta che tu inserisca la voce Carlo Diano in alto a destra nello spazio CERCA

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