Domenico Dara – Breve trattato sulle coincidenze.

COPERTINA LIBRO DEL GIORNO

Ogni tanto accade il miracolo, anche nella nostra esangue letteratura, e compare una voce nuova e forte, che afferma la propria presenza e che, soprattutto, viene ascoltata dagli editori. Perché questa è la qualità della voce di Domenico Dara, il cui primo romanzo, che sta risalendo tutte le classifiche a una velocità mercuriale, ha spiccato il volo come finalista al Premio Calvino (che avrebbe in realtà dovuto vincere).

Il protagonista è un postino, di cui non sappiamo il nome fino all’ultima pagina, il luogo la cittadina calabrese di Girifalco, dove Dara è nato, il tempo l’estate del 1969, quando il primo uomo mise piede sulla luna. Stabilite con precisione le coordinate però, inizia poi il gioco delle illusioni e degli inganni, come nel castello del Mago Atlante. Il postino, più che consegnare le lettere, le apre e le riscrive a suo modo. Girifalco perde i suoi confini certi e si dilata a contenere l’universo mondo. Il tempo si rimescola in un caleidoscopio di frammenti a incastro.

Il postino, che ha la statura di un filosofo stoico, conduce una vita solitaria, isolata, ma ha un dono molto speciale, oltre a quello di una mente filosofica: sa imitare alla perfezione qualunque scrittura. Questa specialissima qualità gli permette di introdursi nelle vicende più segrete dei suoi concittadini e di apportarvi dei cambiamenti, riscrivendo le lettere che ricevono. Non per semplice diletto, ma per modificarne il Destino e, in un certo senso, per operare secondo Giustizia. Quella che a lui appare essere Giustizia.

Il romanzo ha un tono epico. Fato (altrimenti definito Destino, ma sempre con l’iniziale maiuscola e senza articolo) guida, come un regista sapiente le vicende umane. Ma Fato a volte è oscuro nel suo agire e richiede che se ne sappiano decifrare i percorsi misteriosi. I piccoli fari che illuminano quel cammino, come i sassolini di Pollicino, sono le coincidenze, che il postino annota diligentemente in un suo quaderno. In quei segnali luminosi è visibile una perfetta geometria, come legge che fa da corollario al principio di conservazione dell’energia, nulla si crea, nulla si distrugge. Da due lettere fra loro molto diverse, l’una una lettera d’amore senza mittente, con un misterioso sigillo di ceralacca, inviata a una donna diversa da quella il cui nome compare sulla busta, l’altra la rivelazione di un tramaccio del sindaco, pronto per sporco interesse a ingannare i compaesani e ad abbattere una splendida foresta per installarvi una discarica di rifiuti tossici, tutto il meccanismo si mette in moto. E così il postino si autoattribuisce il ruolo di Demiurgo, per raddrizzare i torti, far trionfare la Giustizia e, quando possibile, l’amore. Lui, che l’amore l’ha perduto per un’ingiustizia. Lui, che reca dentro le piaghe di un ingiusto abbandono paterno.

Ma la Giustizia è qui davvero Equilibrio. “La natura tende a livellare le misure. Tutti i fenomeni naturali possono essere condotti a questa legge, e soprattutto i più importanti, la vita e la morte”, diceva al postino il suo insegnante, il professor Viapiana. E anche l’amore.

C’è molta sapienza in questo libro sorprendente, che fonde in una sintesi armonica il mondo del mito, la filosofia greca e la contemporaneità.

Dara è figlio del Mito. Ed è figlio della sua terra. Perché Girifalco, come Macondo, entra grazie a lui nel patrimonio del mito. Poiché, ciò che lì accade, accade in uno spazio-tempo non lineare, ma sferico, dove ogni cosa si compie e ritorna. Che poi è anche il grande dubbio che il postino ha, e anche il suo maggior timore.

La fiaba di Pollicino, infatti, e il linguaggio che è proprio della fiaba. Con questa lingua magica che Dara crea, in cui il dialetto scorre come un ruscello mormorante e rinfrescante, insinuandosi fra le strutture di un italiano elegante e a volte solenne. Nel mondo dell’Evento, che è Girifalco, dove il postino-Ermete appunto interviene sugli eventi e li trasforma, come il mercurio ermetico e alchemico trasforma la materia. Perché il postino altro non è che il mercurio filosofale e questo è, non a caso, un Trattato.

Dunque, più che un romanzo – che però è tale del tutto fino in fondo e godibile e affascinante quant’altri mai – questo è un conte philosophique, un romanzo a chiave, un racconto allegorico e, perfino, un romanzo cavalleresco. Non meno che un racconto iniziatico, poiché il postino è un fanciullo, (Pollicino) che si aggira da solo in una foresta, guidato solo dal lumicino delle straordinarie coincidenze a lui solo visibili, per approdare poi – novello Lucio apuleiano, nel cui cuore arde l’Amore per una Psiche lontana – a un nuovo sé stesso.

E tuttavia è anche una storia alchemica, poiché ogni personaggio è un simbolo – simbolici sono quasi tutti i cognomi. Un profondo apologo sulla potenza della scrittura, che cambierà il mondo.

Parlando con Dara, in un nostro recente incontro, gli dicevo come, nella vita, sia importante arrivare a vedere l’intero disegno dell’arazzo, di cui spesso ci limitiamo a vedere solo alcuni fili della trama e dell’ordito. Ed è per questo che spesso il percorso della nostra vita e il suo intrecciarsi con fili di altre vite ci risulta incomprensibile. Perché ne vediamo solo dei pezzetti, di questo magnifico disegno. E gli mostravo, dicendolo, l’intreccio multicolore e complicatissimo di un mio scialle indiano che indossavo. Non avevo ancora letto il suo romanzo. Dara ha annuito con grande convinzione. E poi, leggendo, ho capito perché. Perché il senso profondo di questo libro, la grande sapienza di chi l’ha scritto, sta proprio in questo: che alla fine il disegno di quell’arazzo si manifesta in tutta la sua abbagliante bellezza.

(C)2014 by Francesca Diano RIPRODUZIONE RISERVATA

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