Why I Don’t Matter – un inedito del poeta Neal Hall

Barack Obama abbraccia il capo della polizia di Dallas David Brown © EPA

Quello che è successo a Dallas nei giorni scorsi fa un gran comodo alla bieca campagna elettorale  di Donald Trump, campagna che cavalca gli istinti peggiori di quella unspoken America di cui parla in molte sue poesie Neal Hall, il poeta afroamericano che gira il mondo per la difesa dei diritti umani. Una campagna elettorale che va a rimestare, evocandoli come demoni mai del tutto scomparsi dall’inconscio collettivo americano, nell’odio, nella divisione, nel razzismo di un’America che pare tornata all’epoca del Far West. Due secoli e mezzo non sono molti per creare e stabilizzare una nazione, soprattutto se quella nazione si è formata da un crogiolo di culture, lingue, popoli che si sono lì incontrati immigrando in massa. Fondendosi solo in superficie. Ma soprattutto se quella nazione ha, malamente ricacciati nell’ombra, dei fantasmi per nulla sedati, che sono un genocidio di milioni di persone da un lato e la riduzione in schiavitù di milioni di persone dall’altro. Le basi su cui la nazione ha potuto nascere e prosperare.

Spesso succede che i persecutori colpevolizzino e demonizzino le proprie vittime, per giustificare le proprie azioni. E il razzismo nasce proprio da un meccanismo analogo. La facilità con cui i neri vengono uccisi dalla polizia – casi non frequentissimi, ma frequenti – non giustifica una strage di poliziotti. E’ sempre odio che genera odio. Nulla giustifica nessuna uccisione. Di nessun tipo. E la naturalezza con cui in America si posseggono e maneggiano armi è agghiacciante. Come se il paese non fosse mai uscito dall’Ok Corral e dalle pistolettate fra cow boys. Dalla sua fase infantile. Quello di Dallas è stato un gesto solitario di un invasato, o forse di un prezzolato. Chissà. Certo è che il suo peso è infinitamente più grande sulla coscienza dell’America di quanto non lo siano gli assassinii di giovani neri. E peserà moltissimo – proprio perché adesso cade a fagiolo. guarda caso –  sull’orientamento del voto presidenziale. L’opinione pubblica si può facilmente manipolare, lo sappiamo.

Questo è il testo che Neal Hall mi ha mandato e che ha scritto dopo quanto successo. E’ un testo amaro, la constatazione che nulla, in vari secoli, è cambiato. L’uso del termine masons, muratori, non è casuale, poiché significa anche frammassone, ed è noto quale ruolo la Massoneria abbia avuto nella nascita della nazione americana.

Francesca Diano

Il seguente video è prodotto da Neal Hall, per un suo libro di versi.

https://www.dropbox.com/s/5omoj4cx3kjwd04/5th%20Video%20Editing%20of%202nd%20book%20work%20copy.m4v?dl=0

*****

Perché non conto

le vite nere non contano

è la pietra angolare, quelle

chiavi di volta dei muratori

fissate a cementare la schiavitù allora,

per la schiavitù adesso

Why I Don’t Matter

black lives don’t matter

is the corner stone, those

masons’  key stones

set to mortar slavery then,

for slavery now

(C)2016 by Neal Hall e Francesca Diano RIPRODUZIONE RISERVATA

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2 commenti (+aggiungi il tuo?)

  1. franco farina
    Lug 16, 2016 @ 11:04:23

    Brava, Francesca, il senso d’impotenza per la immane notte d’ideali e di valori che l’umanità sta vivendo non deve soffocare la speranza che – MALGRADO TUTTO!!! – il Bene prevarrà!
    La poesia dei versi e del video di Neal Hall mi ha toccato nel profondo.
    Un caro saluto dal Garda. Franco

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    • Francesca
      Lug 16, 2016 @ 11:44:37

      Caro Franco! Sì, Neal tocca sempre profondamente le coscienze. Anche se lui non vuole sentire parlare di speranza, ma di azione. E sostiene, giustamente, che è solo con un boicottaggio economico dei poteri forti e prepotenti, anche dal basso, che si possono cambiare le cose. Come fece Rosa Parks. Un abbraccio!

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