An Blascaod Mór di Francesca Diano

 

The Great Blasket seen from the mainland provided by Wilf Judd

 

In Irlanda, all’estremità della Dingle Peninsula, nel Kerry, vi è un piccolo gruppo di isole, le Blasket Islands, l’unica abitata delle quali, fino agli anni ’50 del secolo scorso, era la più grande, la Great Blasket, in gaelico An Blascaod Mòr. Gli abitanti dell’isola, che vivevano di pesca, allevamento e le poche cose che si potevano coltivare, parlavano un gaelico particolarmente puro e nobile, tanto da attirare, fin dai primi decenni del ‘900, studiosi non solo irlandesi, ma anche americani e svedesi. La vita era, come si può immaginare, molto dura, ma sulla Great Blasket le antiche tradizioni, il ricchissimo folklore e la suprema arte della narrazione erano cose vivissime. Sulla Great Blasket visse anche Peig Sayers, una seanchaì (storyteller) leggendaria, che conosceva a memoria 300 fra storie e leggende, alcune lunghe anche più notti (così si contava la lunghezza di una storia)  e dalle incredibili capacità narrative, tanto da essere definita “l’Omero donna”. Peig morì sulla terraferma nel 1958, amata e riverita come una regina dai maggiori studiosi di folklore irlandese.

Ma, per le difficoltà della vita, (non c’era nemmeno la corrente elettrica) nei primi decenni del ‘900, molti giovani cercarono fortuna o sulla terraferma o in America e l’isola – già abitata da poche decine di persone – cominciò a spopolarsi. Tuttavia, l’interesse di studiosi per l’antica cultura convinse alcuni degli isolani più dotati nell’arte della narrazione a scrivere le proprie memorie e a consegnare alla storia una cultura antica e nobile che presto sarebbe sparita. Infatti, alla fine degli anni ’50, tutti gli abitanti vennero trasferiti sulla terraferma. 

L’isola, i suoi paesaggi, il suono del mare, sono un’esperienza di struggente bellezza e profondamente spirituale, che ancora ho nel cuore e vivissima nella memoria. Come le storie dei suoi seanchaì.

Questo testo è parte di un piccolo gruppo di testi poetici, sia in italiano che in inglese, che mi sono stati ispirati dall’Irlanda, sia durante il mio soggiorno che in seguito. Solo un modesto tributo di riconoscenza al moltissimo che da questa terra ho ricevuto. 

Sia lode ai poeti di An Blascaod Mòr e possa la loro voce sempre risuonare insieme a quella del mare e dei venti.

F. D.

Risultati immagini per peig sayers

Peig Sayers nella sua casa. Foto del Department of Irish Folklore. University College Dublin

 

An Blascaod Mór

 

Eco – mia isola grande

acque d’amaro d’ambra

nel forzato abbandono.

Fluttuante transito d’ombre

d’altro mondo silenti

antiche tempeste sferzano

coste costole del grande

corpo di guerriero dormiente

cresta d’onda terra s’è fatta

su scintille d’oceano

zolle saline nutrimento

che alimenta spettri,

sussurro di mia stirpe

regale spira di correnti.

 

Circolare il tacere memoria

insaziata del negato ritorno.

Agli avi faccio dono

delle ossa loro solo dominio.

Vita s’è consumata

come spuma nel canto

degli scogli – roccia l’anima.

Sussurri d’antichi poeti

affidati al vento alle tempeste.

La luna lascia scie

sulle acque donando

parte della sua luce

nel riflesso dell’attimo

che mai si estingue.

 

 

(C)by Francesca Diano RIPRODUZIONE RISERVATA

 

 

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7 commenti (+aggiungi il tuo?)

  1. Paolo Ottaviani
    Mag 12, 2019 @ 11:06:09

    L’ha ribloggato su Paolo Ottaviani's Weblog.

    Piace a 1 persona

    Rispondi

  2. Giada Saturno
    Mag 16, 2019 @ 14:46:54

    Parole meravigliose! Ci si sente immediatamente trasportati in quelle terre incantevoli…

    Piace a 1 persona

    Rispondi

    • Francesca
      Mag 16, 2019 @ 14:58:44

      Grazie mille Giada, molto gentile. Ricordo, se non mi sbaglio, che lei mi aveva contattata per le traduzioni dallo svedese di mio padre. Com’è andato poi il progetto?

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      Rispondi

      • Giada Saturno
        Giu 07, 2019 @ 22:22:03

        Ciao Francesca. Sì, il progetto è andato molto bene, è stato lungo ma appassionante. Proprio qualche settimana fa è stato presentato il libro che ne è stato tratto 🙂 Per quanto mi riguarda è stato un onore poter conoscere tutte le grandi personalità che ci hanno “restituito” la letteratura nordica di quegli anni, soprattutto suo padre!

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        • Francesca
          Giu 07, 2019 @ 23:04:27

          Ne sono contenta. Mi sarebbe piaciuto esserne come minimo informata. Come minimo…Peccato che lei non mi abbia più dato notizie dal giugno del 2017 quando si mise in contatto con me, né, a differenza di quanto lei aveva annunciato, io sono mai stata contattata dalla responsabile del progetto all’Accademia di Danimarca, a cui avrei volentieri dato altre informazioni. Cosa che mi fu chiesta attraverso di lei e a cui acconsentii con entusiasmo. Peccato, perché sicuramente la piccola antologia di traduzioni poetiche di mio padre da Lagerkvist, di cui era amico, e che certo non sarà stata menzionata, poteva essere interessante per il volume cui lei si riferisce. Pazienza.

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          • Giada Saturno
            Giu 10, 2019 @ 19:19:50

            Sì, è stato davvero un peccato non aver avuto il suo coinvolgimento nel progetto! Suppongo ci sia stato un disguido con la posta elettronica e che lei non abbia mai ricevuto la mail dell’Accademia; ricordo che la responsabile mi aveva scritto proprio dopo averla inviata. Anche noi saremmo state molto felici di incontrarla e aspettavamo con gioia una sua risposta! Ci deve essere stato un errore di digitazione della mail o un problema nell’invio…purtroppo può capitare. Credo inoltre che non ci sia stata troppa “insistenza” in seguito per la mole di lavoro dell’Istituto, che all’epoca si stava occupando di diversi progetti di ricerca in contemporanea.
            Nel ringraziarla del suo rinnovato interesse, le auguro buon lavoro! I suoi post sono sempre molto interessanti, ed è un piacere seguirla. Suo padre Carlo sarebbe molto fiero di lei.
            Un caro saluto,
            Giada Saturno

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