Alcesti di Rainer Maria Rilke

 

File:Affreschi romani - pompei - alcesti e admeto2.jpg

Museo Archeologico di Napoli. Alcesti e Admeto. Dalla Casa del Poeta Tragico.

 

La lettura poetica che Rilke dà dell’Alcesti di Euripide è sorprendentemente simile a quella che ne fece Carlo Diano. Quel dono della vita per amore, che è promessa e anticipazione di un’altra vita.

F. D.

Alcesti

A un tratto il messo era comparso, come
un nuovo giunto, immerso nel tumulto
della festa di nozze, fra la gente.
Ed essi, i bevitori, non sentirono
il dio dal chiuso andare, che portava
la sua divinità come un mantello
umido, e parve loro uno dei tanti
mentre passava. Ma improvvisamente
vide in mezzo ai discorsi uno degli ospiti
a capo della tavola lo sposo
come non piú giacente, ma rapito
in alto, rispecchiare dal profondo
un’ombra estranea che paurosamente
gli si volgeva… E subito fu chiaro,
fu calma, solo con un resto
a terra di torbido rumore, un gorgogliare
di balbettii cadenti, già corrotti,
di sorde risa trattenute. Allora
riconobbero il dio, l’agile dio,
che stava, pieno della sua missione,
implacabile, – e quasi si comprese.
Pure, quando fu detto, parve piú
d’ogni scienza, non cosa da comprendere.
Deve morire Admeto. Quando? Adesso.

Ma egli ruppe la scorza del dolore
in pezzi e ne distese alte le mani,
come per trattenere il dio fuggente.
Anni chiedeva, solo un anno ancora
di giovinezza, mesi, pochi giorni,
ah, non giorni, ma notti, una soltanto,
solo una notte, questa notte: questa.
Il dio negava. Gridò allora Admeto,
gridò vani richiami a lui, gridò,
come gridò sua madre al nascimento.
Ed ella venne a lui, la vecchia donna,
ed anche il padre venne, il vecchio padre,
e stettero invecchiati, incerti, presso
lui che gridava e a un tratto fissò in loro
lo sguardo, s’interruppe, inghiotti, disse:
«Padre,
importa molto a te di questo avanzo
di vita che ti vieta ormai l’amplesso?
Su, gettalo. E anche tu, tu, vecchia donna,
Matrona,
perché vivi tu ancora? Hai partorito».
E li teneva vittime all’altare
in una presa. A un tratto lasciò i vecchi,
li spinse via da sé, mentre chiamava
anelante, ispirato: Kreon, Kreon!
E solo questo, solo questo nome.
Ma sul suo viso quello che non disse
era impresso in attesa senza nome;

e ansante verso il giovane, il diletto
amico, oltre la tavola sconvolta
si protendeva: i vecchi, vedi, sono
consunti – misero riscatto – e poco
valgono, mentre tu nella pienezza…
Ma l’amico era come dileguato.
Allora tacque, e chi venne fu lei,
esile forse piú di prima, e lieve
e mesta nella sua veste nuziale.
Gli altri non sono che la strada a lei
che viene, viene… (e subito sarà
tra le braccia che s’aprono al dolore).
Ma Admeto attende ed ella non a lui
si volge. Parla al dio che la comprende,
e tutti la comprendono nel dio.
Nessuno è a lui compenso. Io solamente.
Io lo sono. Perché nessuno è al fine
come me. Cosa resta a me di quello
ch’ero qui, cosa resta oltre il morire?
Lei non ti ha detto nel mandarti a noi
che quel giaciglio che di là ci aspetta
è d’oltretomba? Io già presi commiato,
io presi ogni commiato.
Nessun morente piú di me, che vengo
perché tutto, sepolto sotto quello
che è il mio sposo, svanisca, si dissolva.
Prendimi dunque: prendimi per lui.

Come la brezza che si leva al largo,
il dio s’avvicinò, quasi a una morta
e fu lontano subito dall’uomo
a cui in un breve gesto egli donava
tutte le cento vite della terra.
Admeto, vacillante, li rincorse
per aggrapparsi, come in sogno. E loro
erano già dove le donne in pianto
gremivano l’uscita. Ma una volta
ancora egli le vide il viso, indietro
rivolto, in un sorriso chiaro come
una speranza, una promessa: a lui
tornare adulta dalla cupa morte,
a lui vivente…
Allora egli le mani
premette sulla fronte, inginocchiato,
per non vedere piú che quel sorriso.

 

Nella bellissima traduzione di Giaime Pintor

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2 commenti (+aggiungi il tuo?)

  1. Eleonora Iorio
    Giu 14, 2019 @ 15:12:42

    Quella di Rilke èla versione moderna migliore del mito di Alcesti, è semplicemente splendida. Connettendosi all’antico archetipo, Rilke mette in relazione il matrimonio alla morte, intendendo il primo come morte- passaggio a un’altra fase della vita, e la morte a un passaggio non definitivo, che non esclude il ritorno. Anche Euripide, nella tragedia ambigua e bifronte come il suo genio , è consapevole della connessione nozze- morte, quando fa dire ad Admeto ,;che nel finale accetta la rediviva consorte: ” la nostra vita è migliore di prima”. Morte e matrimonio intesi come rinnovamento della vita; Alcesti dunque “doppio” di Kore, la dea dell’eterno ritorno.

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  2. Francesca
    Giu 14, 2019 @ 18:11:45

    Gentile Eleonora, la ringrazio del commento. Come saprà, la figura di Alcesti era già stata assunta in epoca paleocristiana come immagine simbolica della sopravvivenza dell’anima dopo la morte, tanto da rappresentarla in pitture parietali in diverse catacombe. Nella versione euripidea in realtà Eracle consegna ad Admeto una donna velata, che può o non può essere Alcesti. Questo Euripide non lo rivela.
    Rilke, da grandissimo poeta qual è, nel suo splendido testo coglie questo particolare aspetto, quello della speranza racchiusa nel sorriso, nell’ultimo sguardo di Alcesti. Ed è un sorriso che si apre all’infinito, che dischiude uno spazio immenso. Che è quello dell’amore. Anche Rilke si ferma su quella soglia. Lascia al lettore la possibilità di superarla, come fa Euripide.
    Quando dico che questa versione di Rilke ricorda l’interpretazione che Diano diede dell’Alcesti, intendo proprio riferirmi alla lettura della vita come dono d’amore inteso in un senso del tutto nuovo rispetto alla concezione nel mondo antico.
    La lettura della connessione nozze-morte e Alcesti come chore di Admeto è una lettura oggi molto diffusa e di moda ma più tradizionale e meno interessante e certo meno complessa.
    Diano si occupò dell’Alcesti tutta la vita, e oltre a darne una splendida traduzione, scrisse dei saggi rivoluzionari sul tema che, purtroppo, al momento sono del tutto (e anche volutamente) ignorati essendo fuori stampa. Ma presto saranno di nuovo disponibili.
    Per averne un assaggio le consiglio la lettura – in questo stesso sito – del post “Carlo Diano, Giulietta. Un’anticipazione dell’Alcesti.”
    https://emiliashop.wordpress.com/2011/02/27/carlo-diano-giulietta-unanticipazione-dellalcesti/#comments

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