Fiabe d’amor crudele – racconti di Francesca Diano

Francesca Diano - Fiabe d'amor crudele. Edizioni La Gru

Francesca Diano – Fiabe d’amor crudele. Edizioni La Gru

 

Cos’è amore e cosa non lo è? Spesso chiamiamo amore l’egoismo, l’attaccamento, la dipendenza, il desiderio di rivalsa, la sete di potere, l’insicurezza. Persino la paura.   Come tutti, o come molti, mi sono spesso chiesta quale sia la vera natura dell’amore e, ovviamente, non ho risposte certe. Tutto ciò su cui posso contare, al di là delle letture, degli studi, dell’analisi del mondo in cui vivo, non è altro che l’esperienza.  Solo provando sulla propria pelle le scelte, gli eventi e le loro conseguenze nella nostra vita, solo in questo modo capiamo e apprendiamo. Solo sbattendo – spesso malamente – la faccia contro gli errori siamo in grado di vederli come maestri. Se lo vogliamo, ovviamente.  E, in tal senso, non esistono errori o scelte sbagliate, ma esperienze necessarie.

Si può imparare ad amare? Sì, credo di sì.  Per la maggior  parte di noi, per chi non nasce già con quella consapevolezza che l’amore è semplicemente accoglienza e dono, che l’amore per se stessi è un’unica cosa con l’amore per tutti gli altri e per tutto ciò che esiste,  per tutti noi dunque è possibile  imparare ad amare. Ma non ci si illuda che sia facile;  è un percorso lungo e molto accidentato. E’ lungo e faticoso, richiede cuore forte e  animo coraggioso.

Amare non è cosa per cuori pavidi.  E così questo lungo apprendimento, che richiede coraggio e pazienza,  è riflesso nella ricchezza multiforme del mito e della fiaba, luoghi universali del simbolo e del cammino iniziatico.

L’opposto dell’amore non è l’odio. E’ la crudeltà, la malvagità. L’amore trae gioia dal dono, dal sacrificio – nel senso più profondo e originario del sacer facere – dal traslare e trasmutare ciò che di sé si dona all’altro nella sfera del sacro. E’ un’unione mistica con l’altro, prima ancora che fisica. Ed è il riconoscimento della propria sacralità.   Quello che ho definito “non amore”, o “amor crudele” è il regno oscuro della negazione: prima di tutto del proprio Sé e poi di quello dell’altro. Non v’è gioia in questa oscurità, ma solo sofferenza.  Rabbia, invidia, dolore, che possono trasformarsi in odio distruttivo perché è negata la via d’accesso alla pienezza. Così, le vittime del non amore diventano strumenti crudeli di distruzione:  di se stessi e degli altri. E l’unico piacere che si conosce è quello di proiettare all’esterno, sull’altro, la propria sofferenza, la propria inadeguatezza, nel tentativo di liberarsene. La sofferenza che nell’altro si provoca è l’unica forma di piacere.  Un piacere monco e sordo. Sterile e crudele.

Molti di questi racconti sono nati nel corso dei decenni passati. Alcuni avevano una forma diversa, poi rielaborata, ma il nucleo è rimasto lo stesso, altri sono nati più di recente. Nello scrivere questi racconti, molto diversi tra loro per stile, ambientazione temporale e geografica, ho seguito un filo molto preciso e coerente. Ho voluto analizzare – e quindi capire – i meccanismi del non amore, la sua natura e gli effetti.  Qualcuno dei miei personaggi si salva, qualcuno affonda. Qualcuno capisce, qualcuno non è in grado di farlo. Uomini e donne annaspano in paludi che a volte hanno apparenza piacevole, si muovono in un mondo di illusioni ed equivoci. E pagano un prezzo. In genere molto alto. Lo pagano e lo fanno pagare. C’è chi vive in un paesino di mare in qualche luogo del sud Italia, chi si muove tra le calli e il Ghetto di Venezia, chi in una città del nord, chi nella Londra contemporanea, chi nella Creta del XV sec. , chi attraversa l’Italia del XVII sec. con una compagnia di Comici dell’Arte…  se si incontrassero tutti insieme non si riconoscerebbero. Eppure tutti hanno dentro un guasto comune, una ferita analoga.

La crudeltà, l’orrore della tenebra del cuore si possono narrare in molti modi. Io ho scelto la leggerezza quando possibile, e l’ironia. Perché quanto più vischioso e denso il buio, tanto più intensa dev’essere la luminosità del raggio che lo sfiora per disegnarne l’esatta geografia. Ottusa e pesante è la crudeltà del non amore, ma manca di verità. Mentre lieve e luminosa è la verità. O almeno quanto di essa siamo in grado di percepire. Ma, se un barlume anche solo ne abbiamo, l’unico strumento è quello del saper amare.

Il bellissimo disegno della copertina, il Padma, è opera di mia figlia Marged Trumper e rappresenta il Loto del cuore nei suoi diversi stadi.

Francesca Diano Fiabe d’amor crudele, 2013 Edizioni La Gru

(C) 2013 by FRANCESCA DIANO  – RIPRODUZIONE RISERVATA

Giulia Zatti. Qualcosa non va..

Giulia Zatti. Qualcosa non va - Edizioni La Gru

Giulia Zatti. Qualcosa non va – Edizioni La Gru

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Due persone sole in una stanza, sono sedute l’una di fronte all’altra, si guardano negli occhi, conversano, si ascoltano a vicenda e poi un giorno d’improvviso distesa strisciante a terra, nella confusione più totale e allo stesso tempo nel vuoto più assoluto. Distendersi e partire è tutt’uno. Cosa può riportarmi di qua? Quel tocco, il tocco della sua mano, di quella persona che sta lì, in ginocchio vicino a me e mi tocca la mano, scaccia da essa la penetrante sostanza. Sì, quel tocco.. quel tocco che ti può far rivalutare il tuo corpo, la tu intera fisicità. Si tratta d’incanto, di magia, di un tocco salvifico.. che fa rinascere. Un contatto che fa rinascere in un altro corpo, non più scisso tra due realtà, bensì ben presente in quel preciso momento.. un corpo nuovo.”

 Poche pagine prima avevo letto:

“Un passo. Pugnalati! un altro passo. Tagliati le vene! ed ancora Buttai giù dalla finestra! E prende delle persone in ostaggio.. persone che io devo così assolutamente difendere pregando continuamente. In qualsiasi stanza io vada, devo trovare dei punti, degli oggetti, su cui fare i rituali, le serie, le ripetizioni.”

Sono queste alcune delle ultime pagine di un libro di cui trovo l’eguale solo in Una stagione all’inferno di Rimbaud. Chi scrive è Giulia Zatti, una ragazza che ora ha ventiquattro anni e due anni fa ha pubblicato Qualcosa non va .. (Edizioni La Gru) L’ho letto solo ora e  mi ha folgorata. Giulia soffre di un disturbo ossessivo-compulsivo che la chiude in una gabbia di rituali, allucinazioni, ossessioni ripetitive, terrori. Eppure Giulia ce la fa. In molti modi; con l’aiuto di una terapeuta molto speciale (il tocco salvifico della mano che la riunisce a se stessa è suo) e con la carta che si copre delle sue ossessioni e sofferenze tramutate in parola scritta.  Brevi lampi di scrittura fiammeggiante, che spesso ti attanaglia alla gola come una morsa, esattamente come accade a lei. Perché chi sa scrivere davvero ti porta dentro la parola e giù, fino alla sua origine.

Il mondo di Giulia è un luogo rigorosamente separato in due parti. L’una è il caos, l’altra è l’ordine. Così rigorosa è questa spartizione, segnata da incessanti richiami alla sua esistenza, che nel titolo e in tutto il libro i puntini di sospensione non sono tre, come di consueto, ma due. Perché duale è la realtà. Ma anche perché il due permette una scelta. Voci imperiose, malvagie o suadenti, che obbligano e comandano, visioni e percezioni di presenze, senso di smarrimento e di terrore,  filtrano in quella che noi – quelli “normali” – percepiamo come realtà, ma che per Giulia è solo un doppio.

La sua vita è una lunga fila di numeri, di gesti ripetitivi quasi apotropaici, che  esorcizzano uno spazio infinito e minaccioso che preme all’esterno. Eppure non posso non pensare alla dimensione magica – al Tempo del Sogno – della cultura aborigena australiana; quell’epoca precedente alla Creazione (all’Ordine e alla Legge) che permea la mente primitiva (primitiva per noi). E’ il mana, la Potenza, terribile nel suo potere per l’uomo, che ne cerca il controllo attraverso il rito e il simbolo.

La sofferenza cui  Giulia dà voce nel suo libro bellissimo, prende il lettore e lo catapulta nell’invisibile. Perché quello che Giulia vede e sente e ci permette di vedere, è l’universo come certo lo vedevano alle origini i nostri  antichissimi antenati e che li hanno spinti a costruire le religioni, le società, i miti, le arti. Insomma, a ordinarlo. Un universo inconoscibile, potente e minaccioso e immensamente misterioso.

Giulia porta dentro di sé quel mistero e Qualcosa non va ..  è il diario della sua Stagione all’Inferno, da cui risale ripercorrendo, lei, da sola, l’intera storia dell’anima umana, dai suoi primordi.

Questo non è un libro, è un dono. Un dono che Giulia ci fa. Non da prendere a cuor leggero. E’ un testo di meditazione anche. Perché Giulia, vivaddio, ha  il coraggio di una leonessa ed è nata guerriera.

 

(C) 2013 by Francesca Diano RIPRODUZIONE RISERVATA