Adriana Gloria Marigo. Senza il mio nome.

download

 

 

Quando la luce sfila

A Ezio B.

 

Quando la luce sfila

da sillaba a sillaba

il morbo della lontananza

dall’illogica ustione

urge il passato prossimo

sotto la vestizione più anteriore

preme lo specifico cedimento

 

non t’appagano le tre parole

rivoltate in splendore

nel loro incarnato effimero

 

scegli una matrice di stella

al giro del vento.

 

 

Quando leggo dei versi che mi piacciono, che sono conforto di visione interna e hanno l’accortezza di operare metamorfosi di parole in pensiero e orizzonte, non mi chiedo mai quali ‘influssi’, rimandi o contaminazioni di altri poeti abbiano subìto. Sarebbe uno sminuire quel che leggo, perché ogni poeta che sappia di poesia è sempre e comunque nuovo e unico. Semplicemente mi ci arrendo, me ne lascio avvolgere. Così, quando ho avuto la gioia di ricevere in dono da Adriana Gloria Marigo, nel corso di un bellissimo pomeriggio vicentino, il suo Senza il mio nome, (2015, Campanotto Editore) ho letto e lasciato decantare, e poi riletto ancora, e ancora lasciato decantare questa raccolta di epigrafi alla bellezza e all’intensità del sentire, senza voler cercare altro che la loro bellezza e la loro forza.

Testi brevi, robusti, che originano spesso dall’inconscio e da una percezione archetipica della realtà. C’è una visionarietà arcaica, non mediata e molto, molto libera da mode o stereotipi.

 

adriana-gloria-marigo-senza-il-mio-nome

Sono versi che sembrano risuonare fra le rovine dei templi di Olimpia, o di Selinunte. Parole che, nel leggerle, non in italiano suonano più, ma in una lingua antica, antichissima e quasi dimenticata. Sorprende come questa fonte abbia iniziato a sgorgare solo in anni più recenti, quasi fosse stata liberata improvvisamente da un suo luogo prima congelato. Come una folgorazione che abbia attivato energie prima silenti, eppure da sempre presenti. Perché questa poetessa è nata già matura, sapiente. Il testo che segue lo conferma:

 

Innalzate dal puro oscuro

sul precipizio della luce

Cassandre salmodiavano

la folgorazione dell’azzurro

la chiara incidenza del nome

 

l’estroso vivo compimento.

 

 

“La beltà scandalosa” del verso, che seduce la parola, l’attrae, la crea. E’ un rovesciare la convenzione della parola che crea il verso. Il vuoto della sostanza, l’eccesso di forma, lasciano alla parola una sola scelta, quella di inabissarsi nella musicalità dei legami interni del suono e poi spiegare le ali vittoriosa.

 

Fu per l’esiguità di sostanza

la ridondanza di forma

che la parola s’appassionò

alla beltà scandalosa

di un emistichio

 

dispiegate le ali

come a Samotracia la Nike.

 

*

IL GRIDO DELLA LUCE STAMANI

 

Il grido  della luce stamani

folgora la distanza

il gioco costellato d’Erebo

nell’inciso spazio degli sterpi.

 

Più in alto il respiro di neve

inarca il giorno

agl’innumeri enti all’attesa.

 

(C)2017 by Francesca Diano. RIPRODUZIONE RISERVATA