Nulla – per la Giornata contro la violenza sulle donne 2012

Foto di Eurwen Trumper (C) 2012 – All rights reserved

 

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(da Congedi – Viatico in undici stazioni)

La gola delicata trema delle parole che s’avvitano

Come convolvoli alla tua fronte lunata.

Con te – dici – con te oltre le vette.

Niente più conta. Di tutto il resto

– e gli porgi la mano.

Quando sei uscita dalla tua casa che guarda il mare

Tacendo la tempesta del segreto –  il cuore un lago inquieto –

Era per sempre. Non saresti tornata.

–         Sali sulla mia nave – questo dice

Con un sorriso irrequieto a cui sei cieca.

E tu salisti. Per  volare oltre te stessa

Per  adattare il mondo alla sua sorte

Che diviene la tua contro la morte.

La morte t’è sbocciata tra le mani

Pervasa dal languore dell’assenzio

Che fu l’assenza dell’una parola mai détta.

Dètta dentro il tuo spazio limitato

Da cortei virginali di promesse

La legge degli opposti – la sinergia

Di feroci dolcezze che  lambiscono il corpo

Con lingua di predone. Come radici malate

Fitte nelle midolla.

Umidore e rossore – rivoli come serpi

Sanguigne sulla pelle a fiotti da voragini

Slabbrate urlanti erompono in sorgenti.

Via se ne fugge la vita verso cui sei fuggita

Resta sulle sue mani ormai svuotate

L’odore del tuo sangue.

FRANCESCA DIANO

(C) Francesca Diano 2012

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Il 42° Premio Teramo a Francesca Diano

Premiazione. da sinistra, Raffaella Morselli, Presidente, il Sindaco Maurizio Brucchi, Francesca Diano

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Il Premio Teramo ha un suo posto storico nella letteratura del ‘900 italiano e un notevole peso. Prima di tutto per la sua lunga vita. Istituito nel 1959, con una sospensione di alcuni anni, è ripreso di recente, grazie all’impegno del Comune di Teramo e di altre istituzioni private e grazie alla passione del nuovo segretario, Simone Gambacorta. E’ il più importante premio letterario italiano per un racconto inedito e le modalità secondo cui si svolgono tutte le operazioni garantisce  che ne siano tenuti fuori i giochi di parte, gli accordi sotterranei, gli intrecci che fanno di molti premi dei semplici falò delle vanità. E’ insomma davvero un unicum. Ma poi perché la lunga vita di questo premio ha visto sfilare il meglio degli autori e della cultura  italiani. A iniziare dai Presidenti, Diego Valeri, Carlo Bo, Alberto Bevilacqua, Michele Prisco, Raffaele Crovi, Giancarlo Sgattoni, Laura Lepri, ai Giurati, tra cui Libero de Libero, Giacomo Debenedetti, Simone Gambacorta, Gina Lagorio, Walter Pedullà, Mario Pomilio e molti altri.

E tra i vincitori Edith Bruck, Andrea Zanzotto, Piero Chiara, Dolores Prato, Alberto Bevilacqua, Silvio Guarnieri, Mimì Zorzi, Raffaele Nigro, Gennaro Manna, Maria Luisa Spaziani, Rossana Ombres, Mario Pomilio, David Maria Turoldo, Giovanni Raboni, Antonio Altomonte, Vanni Ronsisvalle, Giacinto Spagnoletti, Ferdinando Camon, Carlo Sgorlon, Giorgio Soavi, Renato Minore, Alberto Lecco, Grazia Livi, Gianni Gaspari, Carlo Bernari, Luca Desiato, Claudio Marabini, Giuliano Manacorda, Ferruccio Ulivi, Paolo Barbaro e tanti altri.

La Giuria, composta da Raffaella Morselli, Presidente, Lucilla Sergiacomo, Attilio Danese, Roberto Michilli, Renato Minore, Stefano Petrocchi, Stefano Traini e col sostegno di idee e di organizzazione dell’efficientissimo segretario Simone Gambacorta, ha voluto assegnare a me il Premio per il mio racconto Le libellule. Patrizia Lombardi ha vinto la sezione del Premio riservata a uno scrittore abruzzese e Arianna Curci la sezione dedicata a uno scrittore giovane.

Per me è stata  una sorpresa incredibile, prima di tutto perché in genere non partecipo a premi letterari e poi perché questa inaspettata vittoria ha per me molti significati. I miei nonni materni erano abruzzesi. Gente della Majella, rocciosa e aspra come i paesetti sui monti dai profili possenti da cui venivano.  Ho sempre pensato che il paesaggio moduli la disposizione che abbiamo nei confronti del mondo e che possa operare sul carattere.  Osservando le foto di quei due piccoli paesi arrampicati sul vuoto e guardati a vista dai picchi, una parte di me ci si è riconosciuta.  Credo di aver preso da loro una resistenza e una pazienza che mi sono scoperta di avere.

Teramo però ha un paesaggio più dolce. I monti li vedi a corona, ma non hanno l’asprezza del Gran Sasso. La città è elegante, si cammina bene nelle sue vie e quel Duomo che ha nel suo elegantissimo rigore romanico le nostalgie dell’Oriente è  una carezza sul cuore, così offerto al vasto respiro della piazza.

Ma questa vittoria riallaccia in me altri fili, oltre a venirmi dalla terra dei miei nonni materni. Mi è stata annunciata il giorno di San Carlo e la cerimonia della premiazione si è svolta nella bellissima Sala San Carlo del Museo Archeologico. Carlo era il nome di mio padre, che teneva molto a festeggiare il suo onomastico, come quello di mio figlio. E poi Diego Valeri. Valeri mi voleva molto bene quando ero piccola e per me lui era “il Poeta”. Gli piacevano le mie poesie, alcune delle quali, scritte quando avevo dieci anni, fece pubblicare su una rivista. Lui e la cara Ninì Oreffice, sua compagna di cuore e di mente, erano gli amici adulti di una bambina che aveva riconosciuto in loro cuori di bambini. Ed è per questo motivo che ho voluto, sul palco, dedicare loro il mio premio.

Ha quasi dell’incredibile che questi fili fittamente tessuti si siano intrecciati per me il 10 novembre 2012, anche perché i racconti sono anonimi e nessuno sa, fino alla decisione finale, chi sia il vincitore; se donna o uomo, se giovane o adulto, se scrittore già consumato o alle sue prime prove.  Sono stati fili amorevoli e di memoria, di presenze che sono dentro di me e nella mia storia.

Tutto è stato bello in quelle ore e voglio ringraziare tutti i membri della Giuria per aver scelto le mie Libellule e Simone Gambacorta per le energie profuse e la sua sollecitudine . In particolare mi è piaciuto immensamente il commento della Presidente, Raffaella Morselli che, nel proclamarmi vincitrice, ha detto che nel leggere il racconto si era immaginata la sua autrice una ragazza giovane e che l’aveva meravigliata scoprire che sono una donna matura. Proprio per la leggerezza e l’ironia della scrittura, che narra di follia e di amara desolazione in toni lievi. Mi è piaciuto perché io so che quella ragazzina che guarda il mondo con enorme curiosità è in me sempre presente, ma è bello sapere che la mia scrittura la rivela. Anche quando ciò che si guarda e si vede è feroce e crudele.  Credo sia questo il senso dello

scrivere.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Motivazione della Giuria:
Le libellule sono due fratelli e due sorelle che vivono la loro esistenza di “signorini” in un palazzo arroccato alla sommità di un paese da cui si vede il mare, sognando un amore, un matrimonio, una svolta. I giorni trascorrono nell’attesa e nella quotidianità, tra chiacchiere, pettegolezzi e ricami, senza dimenticare il fine ultimo per cui i fratelli sono stati creati: essere un marito o una moglie. E così le donne mettono assieme corredi degni di una baronessa e, assieme a questi, accumulano chili su chili che imprigionano il loro corpo, ma non la leggerezza del loro spirito. La scrittura indagatrice del narratore mette insieme i pezzi di un mosaico che, via via, rivela la natura e la psicologia dei personaggi e, insieme a loro, gli oggetti che compongono il paesaggio delle loro esistenze. Trini e merletti, argenti e fossili, biscotti e mandorle, fuochi d’artificio e profumo di mare. Le parole accompagnano i sensi e nessuna, tra queste, è scelta casualmente: i colori, gli odori, la fragranza delle sete scivolano via veloci tra una riga e l’altra, definendo via via un affresco che non si può dimenticare per dettagli e coralità.

(C)2012 by Francesca Diano  RIPRODUZIONE RISERVATA