Politica editoriale italiana: fiabe e leggende sono out

T.C.Croker Fairy Legends and Traditions of the South of Ireland 1825

Se esiste un patrimonio dell’umanità che, nonostante i tempi e gli avvenimenti, si è conservato intatto e intatto rimane il suo fascino, questo è l’immenso corpus delle fiabe, delle leggende, dei miti e della tradizione orale che ogni paese civile conserva con amore.

La tradizione orale, che a partire dal 19° sec. ha iniziato a scomparire nelle sue forme popolari, è il serbatoio della nostra identità, è il tesoro che custodisce le origini di chi siamo. Ed è stato il Nord Europa ad insegnarcelo.
Paesi in cui l’amore per la cultura e la tradizione sono la pietra angolare su cui fondare il futuro, lo sanno bene e spendono notevoli risorse per diffondere e conservare il loro prezioso patrimonio.
La mia esperienza di insegnamento all’università di Cork mi ha rivelato qualcosa sui giovani irlandesi che non avrei immaginato: la conoscenza che hanno dei miti e delle leggende della loro terra non è solo parte della loro cultura, ma è parte di loro stessi, vi si riconoscono.
L’amore che da sempre ho per il mito e le fiabe, per le leggende e i racconti orali, mi ha spinto a occuparmene ormai da decenni e non intendo smettere. Tanta è la gioia che ne traggo.
Per questo motivo, agli inizi degli anni ’80, proposi quella che era la raccolta di leggende irlandesi più importante, più antica e famosa. Non da noi. Da noi era sconosciuta, come il suo famosissimo autore. E questo molto prima che l’Irlanda divenisse “di moda”.
Ma, proprio perché l’editoria italiana non è interessata a ciò che non conosce, o è interessata solo a ciò che è “di moda”, mi ci vollero 15 anni per trovare l’editore che finalmente si decidesse a pubblicare questa meraviglia di libro. Quell’editore poi, ne ha fatte moltissime ristampe e ne ha vendute decine di migliaia di copie. Questo perché, nel frattempo, l’Irlanda era diventata “di moda”.
 
Bene, ho provato a proporre in questi giorni un altro testo, di uno degli autori più famosi al mondo (e anche da noi) di fiabe e leggende, ma un testo che, pur famosissimo in Europa e in America, è inedito da noi e aggiungerebbe molto alla conoscenza dell’argomento, anche perché è un testo rivoluzionario e, anche se dei primi dell’ ‘800,  batte una strada ancora poco esplorata. Un testo di una bellezza e piacevolezza uniche.
La mia esperienza trentennale di traduttrice, consulente editoriale e saggista dovrebbe essere una garanzia di serietà per chiunque. E non sono proprio una sconosciuta. Credo.
Il direttore editoriale dell’importantissimo editore a cui l’ho proposto, uno degli editori che ha fatto la storia della cultura italiana, dopo un mese che aveva ricevuto la mia mail e dopo alcune sollecitazioni, si è  degnato di rispondere.
Cosa ha risposto? Queste sono le sue parole:
” E’ un filone che abbiamo battuto per decenni, come ben sa, ma che poi abbiamo considerato esaurito o in esaurimento, anche in base al riscontro dei lettori.”
Dunque, questo signore, che si suppone debba possedere la cultura sufficiente per dirigere un settore molto importante di una casa editrice importantissima e storica, considera che il filone dei miti e delle leggende, che seguita tra l’altro a vendere moltissimo, non importa se ancora sconosciuto – dunque una grandissima novità editoriale –  e non importa se legato a un nome che ha fatto, anzi fondato la storia del folklore europeo, sia un “filone esaurito o in esaurimento”……
Tanto di cappello alla cultura di cui è rappresentante!
Quando, agli inizi degli anni 70, proponevo di tradurre una meravigliosa poetessa inglese, di nome Sylvia Plath, mi fu detto che non era interessante. Chi la conosceva?
Quando, negli anni 80, proposi di tradurre l’opera più misteriosa, più grande e geniale di Edgar Allan Poe, che nessuno da noi conosceva, “Eureka”, dissero che era troppo astrusa.
Quando, sempre negli anni 80, proposi Croker, mi dissero che le leggende irlandesi non avrebbero venduto (mai tradotto nulla del genere prima da noi).
Di recente mi sono sentita dire, nel proporre un grandissimo poeta irlandese vivente, più grande di Seamus Heaney, famoso e carico di premi ma mai tradotto da noi, che “è sconosciuto e la poesia non vende”.
Quando ho proposto un capolavoro della scrittura femminile indiana, ritenuto in India l’esempio più perfetto e bello di inglese letterario scritto da un autore indiano, oltre che assolutamente divertente, mi è stato risposto, essendo l’autrice morta qualche anno fa, “che è morta, dunque non può più scrivere altro”….
Ecco qual è la politica editoriale italiana. Che importa se tutto ciò che ho proposto poi ha venduto moltissimo? Che importa se alcuni di quegli autori poi sono diventati famosissimi? Che importa se uno ha “naso”? Che importa se si è dei traduttori che più volte hanno ricevuto menzioni d’onore in premi nazionali? Non sei nella cricca di “quelli che contano”.
Questa gente ottusa ti fa sentire una Cassandra a rovescio. Uno annuncia la fortuna e loro non ti danno alcun credito, a dispetto del fatto che numerosi esempi confermino da sempre che tu hai ragione. E, nonostante poi siano costantemente sbugiardati, seguitano a dire: “il filone è esaurito, non ci sono lettori, l’autore è morto, l’autore è vivo”.
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