Nelu Pascu, Van Gogh e l’Oriente

Nelu Pascu, acrilico e olio su tela

Nelu Pascu, acrilico e olio su tela

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Il caso, dice Jacques Monod, è inseparabile dalla necessità. Così può accadere che ci si trovi su di un ponte per scattare delle foto e si incontri, proprio quel giorno, proprio in quel luogo, qualcosa o qualcuno che te lo ricorda. Per lui, Nelu Pascu, pittore visionario, così è avvenuto. Nato nel 1963 a Cosmesti, nella Romania di Ceaușescu, ne fugge soffocato dall’orrore e dalla mancanza di libertà. Io credo anche e soprattutto dal grigiore mortale di un paesaggio esterno e interiore senza più vita. E arriva in Italia. Per molti motivi; perché è la culla dell’arte e del colore e perché era l’unico paese in Europa ad accogliere degli immigrati. Dunque per necessità e per caso.

Se gli si chiede quali siano stati i suoi inizi, risponde che è un autodidatta. Ma è un’affermazione nata da una ritrosia ben celata dietro un’esplosione di energia e di vitalità. Una profonda timidezza nel parlarti davvero di sé. E’ della sua arte che parla con generosità. E in fondo è giusto. Perché lui è la sua arte. E’ uno di quegli artisti, non così frequenti, la cui vita è dominata dall’arte.

Poi inizia a parlare di Van Gogh, il suo Maestro. Tra tutti il pittore che, lo si sente a pelle, contiene in sé come in una teca. E sulla tomba di Van Gogh è andato e gli ha parlato. Soprattutto Van Gogh ha parlato a lui. Un pellegrinaggio alla sua tomba e ad Arles. E quando Pascu parla ti accorgi che è un filosofo e che la sua è una visione spirituale  dell’arte. Profondamente spirituale.

Pascu ha lasciato la Romania negli anni Novanta, ed è stato in Italia, in Francia, in Catalogna, in Inghilterra, per poi stabilirsi di nuovo in Italia, a Milano. Ma la sua vita è quella di un cavaliere errante, un artista itinerante che trova nel viaggio stesso la sua meta.

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Ha fatto molte mostre in Italia e nel mondo, ed ha avuto la soddisfazione di un tributo della Romania, con una grande mostra al Museo di Arti Visive,  ma nella sua vita non è il successo che conta e  che in realtà non gli interessa. La sua vita è l’arte. L’arte filtrata da una visione solidamente filosofica, che trova nelle parole di Nietsche le sue radici. E ha idee molto precise sul ruolo che l’arte gioca nella sua vita. La divora. E, dice, “l’arte per me è una necessità, non una scelta.”

Lavora molto en plein air, (io l’ho incontrato sul ponte che guarda la Specola, l’Osservatorio astronomico in cui fu Galileo nei suoi anni padovani. La Specola è protagonista di molti quadri di Pascu, ripetuta in varie stagioni e varie luci) ma poi l’immagine si trasforma in  visione – è un pittore visionario Pascu –  dove il colore pressa e tracima con la violenza di un Fauve. “Tutto parte dell’idea”, dice, “ma poi c’è il cuore, l’istinto, la sensibilità. Mente e sentimento”, dice, devono unirsi. Dunque la conciliazione di esprit de finesse e di esprit de geomètrie perché l’alchimia si attivi.  Ed è proprio nel colore, nel modo in cui gli dà sostanza, che sta quel filo che lo unisce alla pittura di Van Gogh, di Raushemberg,  ma anche dell’arte popolare della sua terra, che ritorna filtrata da un Oriente molto bizantino.

NELU PASCU FIORI

La forza del colore, nelle sue opere pittoriche, è centuplicata dalla matericità  del colore stesso, steso con la spatola in successive stesure. Oppure si condensa in un assoluto nero o in un assoluto bianco tridimensionali.

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La forma si consolida, l’idea prende corpo. Nella sua pittura ci sono le figure rupestri, le icone e gli affreschi dei monasteri rumeni, Rembrandt, i Fauves, Fra’ Angelico e molto altro tempo e spazio. Ma soprattutto c’è il travolgimento di una visione spirituale della realtà tradotto in un colore trionfante e dilagante.

 

 

 

 

 

Qui potete trovare il video con l’intervista a Nelu Pascu

 

 

(C)2013 by Francesca Diano RIPRODUZIONE RISERVATA

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1 Commento (+aggiungi il tuo?)

  1. paulpoet
    Mag 13, 2013 @ 06:37:59

    Grazie per questo articolo, è un pittore molto interessante, inoltre la pittura è una delle mie tre ali, oltre alla poesia e alla musica, ed ho un debole proprio per Van Gogh.

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