Carlo Diano – Limite azzurro

Carlo Diano, Limite azzurro. All’insegna del Pesce d’oro, Milano 1976

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Carlo Diano (Vibo Valentia, 16-2-1902 – Padova, 12 – 12 – 1974), non fu soltanto filosofo tra i più originali del ‘900, grandissimo grecista e filologo, ma fu anche poeta, scultore, pittore e compositore di musica. Una mente traboccante, assetata di bellezza e conoscenza, mai doma, mai paga. Pubblicò una prima raccolta di poesie nel 1933, col titolo L’acqua del tempo, poi, pur seguitando a scrivere poesia, non si interessò più di farne altre pubblicazioni.

Due anni dopo la sua morte, tra le sue carte, furono trovati dei testi, parte dei quali Ninì Oreffice volle fossero pubblicati.  Ninì, il cui cognome di nascita era Ottolenghi, fu una di quelle donne molto speciali, innamorata veramente col cuore dell’arte e della cultura e nel suo salotto padovano passarono i più grandi letterati, intellettuali, poeti e artisti di tutta Europa. Legata per quasi una vita  a Diego Valeri da un’amicizia profondissima, fu lei a tenere a battesimo e a incoraggiare  un giovanissimo Andrea Zanzotto

Per Carlo Diano aveva un’ammirazione e un affetto sconfinati e fu lei a curare la scelta per  questa breve raccolta postuma delle poesie di Diano. La pubblicò nel 1976 Vanni Scheiwiller in 500 copie numerate, con un bellissimo disegno di Alberto Viani che l’artista, amico di Diano e cugino dello storico dell’arte Sergio Bettini, fratello d’anima di Diano, eseguì appositamente per questa raffinata edizione.

I 50 testi, che coprono quasi l’arco della vita di Diano, si aprono con il distico in greco, (che tradusse egli stesso in italiano  e di cui do qui la versione) che Diano scrisse per la devastazione della Piana di Gioia Tauro e si chiudono con tre testi in francese.   Non tutte le poesie sono datate, ma le ultime furono scritte pochi mesi prima della morte, quando Diano era ormai molto malato ma lo spirito e la mente erano lucidissimi e vivi.

I testi che qui riporto vanno dal 1944 alla seconda metà del 1974.  Non aggiungo, volutamente,  alcun commento, perché lascio al lettore, soprattutto a chi conosce il pensiero  filosofico e la straordinaria vicenda umana di Diano, scoprire la ricchezza e l’originalità di questi testi.

Alberto Viani. Nudo. 1976

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Ulivi addio

Ora sui nostri monti Demetra cerca piangendo

miseramente il viso della bella Persefone,

ora a terra si sfa l’oliva sotto la pioggia,

suona intorno il vento predatore di foglie.

*********

Per il tuo limite azzurro

dove la luce s’increspa

fiore dell’attimo

apri nel palpito d’ali i tuoi petali

nel cerchio della chiusa forma.

Luglio 1974

********

Arso stecchito

squarciato dal fulmine

nudo

mette ancora una gemma:

pallida come una preghiera

domanda al cielo

di poter fiorire.

1974

********

Dal punto ov’io siedo

volgendo intorno lo sguardo pigro

partono infinite vie:

nella disperazione di seguirle tutte

contemplo il cielo.

*********

Sublimi splendono

all’occhio dell’anima

le idee, mirabili immote:

né l’ala del tempo le sfiora,

né flusso di cose le tocca.

D’indicibile amore è preso

l’uomo che una volta le scorga,

né per piacere né per pena l’oblia.

Sempre che d’alcuna oda il nome,

il cuore gli balza come per donna cara.

Nel silenzio che dentro lo vuota,

irresistibile suona come tromba di guerra,

soave come invito di gioia

e solitudine è intorno

e luce di sole gli raggia nell’anima.

Ed ecco egli è pronto e nulla paventa,

né povertà, né calunnia o dolore,

non abbandono di cose amate,

deserto d’affetti, delle tempeste s’inebria,

a te, morte, sorride.

1944

**********

Qualche cosa che non tornerà.

Ma questo spazio senza fine

nella mia anima – questo è.

Ti sento, vita.

ti porto lieve su ogni fibra,

come ogni zolla il cielo,

gioia senza grido.

Tu – negli occhi sei Tu

negli occhi degli occhi sei Tu

in codesto tuo Nulla Tutto che s’apre,

cielo in un cielo, nel fondo

delle tue pupille, sei Tu.

*********

Une feuille sur une branche, seule,

la brise la bata de tout coté –

si le vent tombe et qu’il pleut,

demain nous la foulerons aux pieds.

(C) 2012 by Francesca Diano RIPRODUZIONE RISERVATA

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5 commenti (+aggiungi il tuo?)

  1. Dimitri DIANO
    Mag 23, 2012 @ 03:14:09

    Che belle poesie. Le ho godute tutte, si sente l’ anima di tuo padre.
    Dimitri

    Mi piace

    Rispondi

  2. Dante Maffia
    Mag 25, 2012 @ 15:43:37

    Soltanto un’anima eccezionale poteva entrare così totalmente nel tempo senza tempo della verità lirica e farla rivivere con accenti meravigliosi e irripetibili.
    Dante Maffia

    Mi piace

    Rispondi

    • Francesca
      Mag 25, 2012 @ 18:14:01

      Grazie Dante. Tu, più di chiunque altro, potevi cogliere l’unicità e l’intensità di queste parole, di questo spazio eterico in cui la sua anima si muoveva. Per me è stato un Maestro.

      Mi piace

      Rispondi

  3. fernirosso
    Ago 02, 2012 @ 23:16:23

    non sono nella POSSIBILITA’ DI POTER DIRE, in ognuna di queste poesie c’è un’ampiezza che non si completa ma si delimita, si limita se altro aggiungessi.Tengo per intima affinità elettiva, per me, questo testo, in cui la valenza espressiva del tu può acquisire diverse soggettività che poi, alla fine, si fanno unità ed uno. Un grande grazie a Francesca Diano per renderle udibili attraverso la lettura di ciascuno.
    fernanda ferraresso

    Qualche cosa che non tornerà.

    Ma questo spazio senza fine

    nella mia anima – questo è.

    Ti sento, vita.

    ti porto lieve su ogni fibra,

    come ogni zolla il cielo,

    gioia senza grido.

    Tu – negli occhi sei Tu

    negli occhi degli occhi sei Tu

    in codesto tuo Nulla Tutto che s’apre,

    cielo in un cielo, nel fondo

    delle tue pupille, sei Tu.

    Mi piace

    Rispondi

  4. Francesca
    Ago 03, 2012 @ 00:09:01

    Grazie Fernanda di questo tuo commento pieno d’anima. E’ così, è quest’ampiezza che si apre e s’intravvede in cui il suo cuore di uomo e la sua mente speculativa si sono slanciati come un vettore per tutta la vita. Di fronte a questo due erano le reazioni di chi lo ha conosciuto e frequentato: o l’amore per se stessi e per la conoscenza che attraverso di lui parlava, abbagliati dalla luce che lui faceva intravvedere, o il sordo risentimento di chi sentiva di avere dentro di sé solo il buio e odiava quella luce, che non gli perdonava.
    Ma le sue parole e il suo insegnamento seguitano ad andare lontano e, come dimostra la tesina di un allievo di un suo allievo, percorre le generazioni.
    Grazie Fernanda

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